L'accento di donna Maria era il più naturale del mondo.
Il duca la fissò un momento senza parlare: sotto quello sguardo incisivo e duro la giovane si sentì arrossire a suo dispetto. Fu costretta ad abbassare gli occhi, quantunque tutt'altro che timidi; ma la sua coscienza non era tranquilla.
—Bramo, le rispose lentamente il duca, sapere su qual fondamento basava l'ingiusta accusa che lanciaste alla duchessa.
L'ingiusta accusa? Dunque don Francesco l'aveva riconosciuta tale…. Ella non aveva temuto invano: bisognava ricorrere senza esitare ai mezzi di difesa preparati….
E donna Maria vi ricorse all'istante.
—Questo rimprovero mi sorprende: vi avevo già detto che io non intendevo menomamente offendere la vostra sposa: intendevo parlare del cavaliere soltanto; e credetti darvi coll'avvertirvi del suo amore per la duchessa una prova di devozione. Se voi pensate diversamente, mi giudicate male, ve lo giuro.
Il duca sorrise con incredulità.
—Ciò potrebbe anche essere, mormorò.
Donna Maria non fu per nulla rassicurata da quelle parole. La calma di don Francesco le sembrava forzata; e soltanto l'idea che egli aveva bisogno del suo silenzio le infondeva coraggio: poichè infatti, pensava, se egli, così violento, si contiene, vuol dire che teme disgustarmi.
—Ciò non toglie, riprese il duca, che voi abbiate commesso un gravissimo errore, una colpa anzi, tentando gettare in me dei dubbj su donna Livia.