«Cielo! pensò poi; più tardi questo cavaliere, se la duchessa riesce nel progetto comunicatomi, crederà forse che io abbia mancato a sì sacra promessa.»
Il duca si era atteso a reticenze all'atto di quel giuramento solenne: e non avendo scorta nel monaco la menoma esitazione, credette poter esser tranquillo.
Vedendo il frate restare innanzi a lui in silenzio, pensò ch'ei volesse, e non osasse, reclamare la promessa fattagli poco dopo la morte del padre.
—Accettate dunque, disse, la ricompensa che vi aveva offerta.
Un movimento di penosa perplessità sfuggì al benedettino. Il duca non vi abbadò: estrasse da un gotico scaffale una borsa piena d'oro e la porse al monaco.
Questi impallidì: pensò che rifiutando avrebbe potuto far nascere dei sospetti; ma quell'oro gli avrebbe abbruciato le mani, anche adoperato esclusivamente in opere pie.
«No, disse fra sè, non posso fingere a tal segno, per quanto Dio non debba condannare l'artifizio a cui degli animi nobili sono costretti ricorrere, onde riparare una ingiustizia crudele, ed evitare fors'anche dei delitti: ma non accetterò quest'oro!»
E volgendosi al duca:
—Eccellenza, non vogliate offendervi se io rifiuto.
—Che?