Queste parole gli costarono assai.
—Bene, rispose il duca: il tempo vi farà persuaso certamente che io ho ragione di voler evitare alla nostra famiglia degli scandali… Ma quanto rimarrete assente da Catania? Non potete dirmi nulla di più, conte?
Ei lo guardava con insistenza. Il cavaliere di Malta comprese che non era senza sospetti. Per rassicurarlo, soprattutto per evitare a donna Livia dei dispiaceri, benchè si sentisse internamente indignato per la domanda fattagli, estrasse un foglio, e lo porse al duca, dicendo con una certa indifferenza:
—Non saprei: vedete voi stesso l'ordine del gran maestro, che già da due settimane ho ricevuto: mi dice di recarmi a Malta, appena ciò mi è possibile, senza precisarmi il perchè. Jeri vidi uno dei miei confratelli reduce dall'isola, che mi rinnovò a voce le istanze del gran maestro… Infatti differii anche troppo.
Il duca, benchè con qualche esitazione, esaminò attentamente quel foglio: la sua fronte si spianò; l'ordine era preciso, autentico: ogni dubbio gli era impossibile.
Restituì il foglio al conte, non senza pensare che l'indugio, posto da questo a partire, proveniva dal suo folle amore per la duchessa. «In ogni modo, disse tra sè, tal partenza mi giova, e comincio a credere che la sorte mi favorisce.»
E vedendo il cavaliere già disposto a partire:
—Volete salutare donna Maria? gli chiese: la farò chiamare.
—No, no: non voglio disturbarla a quest'ora inopportuna.
Il duca era già certo di tale risposta, sin da quando aveva fatto l'offerta.