Il conte, temendo che suo cugino gli chiedesse promesse più formali, che sapeva non poter attenere, si congedò.

—Addio dunque, duca, disse: vi prego presentare a donna Livia ed alle vostre sorelle i miei saluti di commiato.

—Non vi mancherò, rispose don Francesco,—cercando dissimulare l'ironia, della quale era improntata la sua risposta.—Vi auguro fortuna nel vostro viaggio.

—Grazie, rispose il conte.

«Ah, se ne sospettasse il finale scopo, pensò, non mi augurerebbe fortuna! Ma già lo conosco: non fu sincero egualmente.»

Ed escì, dopo avere scambiato col duca un altro addio freddo e cerimonioso.

Don Francesco gli guardò dietro per qualche istante.

«Sì! egli va davvero a Malta, disse tra sè: comprendo ora…. Ei prese pretesto dall'amore di donna Rosalia per veder sola la duchessa almeno una volta prima di partire… Maledetto! Benchè ei non possa nutrire alcuna speranza, pure sono doppiamente lieto ch'ei si allontani… A Malta potrà forse trovare imbarazzi grandissimi: e quando ritornerà, vedremo… Se non vorrà promettermi il silenzio, ebbene… un duello deciderà…. Io sono sicuro della mia spada, quanto egli della sua, benchè tra le più temute dei cavalieri di Malta.

Ora non mi rimane che donna Livia: mi prometterà ella il silenzio? Lo dovrà…. Feci già troppo perdonandole la distruzione della pergamena… Ma a che pensarvi? Io non avrei mai avuto il coraggio di punirla; perchè, prescindendo dalla sua ostinazione, ella merita assai….»

Ei si lagnava sempre tra sè di quella ostinazione, eppure… nessuno era più ostinato di lui: e se anche donna Livia lo avesse supplicato, non avrebbe certamente ceduto su tal punto.