Fu detto che il contrasto di due volontà egualmente ferme non regge; che, simili a lame di buon acciajo, volano in frantumi forzando troppo: una di quelle volontà deve spezzarsi alla fine se non piega, e ciò è verissimo.
Così donna Livia dovette mostrare di piegare la sua.
Un istante ella aveva pensato di pregare il duca; ma se ne era dissuasa tosto.
Pregare può riescire con una tempra forte, ma moderata dal cuore sensibile, dall'intimo gentile: mentre invece non conduce a nulla con chi, pure esigendo l'umiliazione negli altri, e servendosene, non comprende ciò che essa ha di meritorio e la disprezza.
La duchessa sapeva benissimo che suo marito era nel numero di questi: così aveva pensato riparare nascostamente alla colpa del vecchio duca, per quanto fosse in lei.
Obbedire don Francesco in quella circostanza nol poteva: perchè, se cedere in cose di poco rilievo è virtù necessarissima, e non, come credono tanti, indizio di debolezza; lo diviene quando ci rende complici, non foss'altro che col subirli in silenzio, di atti che offendono il decoro ed i diritti della famiglia, della società.
Si hanno dei doveri anche verso sè stessi: guai a chi li dimentica! Tanti uomini che sopportarono di essere disonorati impunemente; tante donne sventurate, che per una eccessiva arrendevolezza contribuiscono a mantenere i loro mariti sulla via del vizio, ne sono una dolorosissima, incontrastabile prova.
Che avrebbero ottenuto, si dirà, resistendo? Nulla forse; ma almeno non si sarebbero contaminate anch'esse.
Certo non si deve ricorrere alla resistenza che quando si riconoscono inutili gli altri mezzi; ma allora bisogna averne il coraggio.
Anche il più grande amore non giustifica certi errori. L'amore, per essere grande, ha d'uopo d'essere puro: allora si ha ragione di sacrificargli tutto; ma se la stima, la fede, su cui dovrebbe sempre basare, mancano; si deve saperlo combattere come uno strumento di corruzione; è lacerare una tela logora, che finirebbe egualmente per cadere a brandelli.