Nel periodo dell'adolescenza, in cui si forma il carattere, i giovanetti non sono più bimbi ma non ancora adulti, e sentono vibrare nel loro animo delle forze che non possono esplicare, ciò che li rende nervosi e ribelli. È un'età molto difficile da dominare e in questo caso il còmpito della maestra può incontrare molte difficoltà. Per adempiere la sua missione coscienziosamente l'insegnante deve avere forza fisica, seria coltura, calma e serenità di mente, molto tatto, molta pazienza e sopra tutto la facoltà di comunicare con chiarezza agli altri il proprio sapere. Ci sono al mondo delle insegnanti vere arche di scienza colla testa piena di dottrina, ma che non sanno trasmetterla nella mente degli altri; ora una persona che non ha un alto grado di facoltà di suggestionare gli allievi, non potrà essere un buon maestro.

Vorrei che una ragazza, prima di scegliere la carriera dell'insegnamento, facesse un esame di coscienza per vedere se ne sente l'inclinazione e se dedicandosi ai piccoli prova tanto sentimento materno da essere soddisfatta di spargere un buon seme in quelle menti infantili e vedersi intorno un gaietto stuolo vispo e sorridente, rallegrarsene e non chiedere di più; se invece aspira ai più alti gradi dell'insegnamento, a cattedre nei licei e nelle università, oltre all'aver la mente temprata a forti studi deve poter lottare contro mille difficoltà per ottenere un posto, pel quale molti sono gli aspiranti, ma pochi gli eletti, e sopportare talvolta un trattamento ingiusto, perchè non è ancora del tutto scomparso il pregiudizio che nega che una donna a parità d'istruzione possa valere quanto un uomo.

Vi sono parecchie signorine che pure avendo molta coltura e attitudine all'insegnamento sono timide e delicate, non hanno la forza di dirigere e di tener testa ad una numerosa scolaresca irrequieta, mentre riuscirebbero benissimo come istitutrici in case private. Non capisco come manchi in Italia il mezzo di poter nelle stesse scuole normali, intensificare la conoscenza delle lingue moderne, e combinare l'insegnamento in modo di poter far uscire dalle nostre scuole delle signorine col diploma d'istitutrici, come si usa all'estero, ciò che ha permesso un'invasione nelle nostre famiglie di istitutrici straniere, portando durante la guerra molto scompiglio e anche il sospetto di aver tenuto nell'intimità domestica delle nemiche. Spero che la guerra che ha mutato molte cose, che ha fatto conoscere a noi stessi il nostro valore, toglierà l'illusione che le straniere valgano meglio delle signorine della nostra patria; sarebbe certo un bellissimo esempio che nelle case signorili venissero accolte istitutrici italiane coi gusti e costumi simili ai nostri le quali oltre alle lingue straniere, insegnassero alle nostre figliuole l'amore al nostro paese e alle nostre istituzioni, e che le madri trovassero in esse delle amiche e collaboratrici per l'educazione delle loro figlie; come pure sarebbe bene che una signorina italiana ben educata, sola al mondo, potesse trovare quasi una nuova famiglia, e affezionarsi alla casa dove viene accolta.

Riguardo alla questione delle lingue straniere ora s'insegnano mollo bene nelle nostre scuole e quelle che vogliono perfezionarvisi possono o coi propri mezzi o con borse di studio passare le vacanze in paesi stranieri per famigliarizzarsi colla nuova lingua; questo sarebbe certo per tutti un beneficio, prima perchè non si accoglierebbero nelle nostre case persone quasi sconosciute che ci sfruttano per conoscere le nostre abitudini, i nostri pensieri, la nostra lingua, e ritornarsene poi a casa loro a congiurare contro il nostro paese. Sta a chi sopraintende all'istruzione trovare il mezzo che fra le nostre ragazze che si dedicano all'insegnamento possa avvenire una selezione, cioè una parte possa esser dichiarata idonea per le scuole e un'altra come istitutrici private, e così non solo potremo dire «va fuori d'Italia o straniero» ma esso sarà bandito anche dalle nostre case.

VIII. Donne dottoresse.

È stato nell'anno 1876 che in Italia la donna venne ammessa alle Università e agli istituti superiori, e quantunque regnino ancora i pregiudizî che impediscono alla donna di esercitare le professioni libere, pure da quel tempo parecchie signorine frequentano i licei e le università ed ogni anno il loro numero va alimentando. Non sono però ben viste nè dai compagni nè dagli insegnanti, che per il momento le sopportano di malavoglia, ma speriamo che ci si abitueranno nell'avvenire, quando questo fatto sarà entrato maggiormente nei nostri costumi.

Però non avvenne nessun inconveniente di quelli che si temevano dagli studî in comune; i professori confessano che le ragazze, oltre ad avere un contegno serio, sono più studiose, più diligenti e riportano migliori classificazioni dei loro compagni. In conseguenza i ragazzi si trovano avviliti e spinti a far meglio, poi colla società delle signorine s'ingentiliscono e acquistano modi più cavallereschi, sono più ordinati nella persona; e di aver potuto ottenere simili risultati non c'è da lagnarsi. Del resto una fanciulla che vuol frequentare gli studî superiori deve essere di carattere serio, ed è nel suo interesse avere un contegno tanto corretto da allontanare qualsiasi causa di distrazione e da non permettere alcun scherzo di cattivo genere; ed anche i professori devono in questo caso essere molto severi per mantenere la disciplina. Nell'insieme, se le fanciulle danno prova della loro attitudine ad imparare cose difficili e della loro intelligenza svegliata, devono però esser preparate a fiere lotte prima di poter trar profitto degli studî fatti, e per ora almeno in Italia non possono aspirare che alle intime soddisfazioni che dà il sapere, aspettando dall'avvenire maggiore vantaggio e incoraggiamento.

Una delle facoltà più frequentate dalle donne nelle Università è quella di medicina; ciò che dà argomento nei giornali e in società a serie discussioni sulla donna medichessa.

È naturale che anche riguardo a questo argomento vengano fuori una quantità di pregiudizî che non dovrebbero essere più dei nostri tempi di civiltà e di progresso.

Alcuni trovano che l'istruzione data da uomini a donne sopra materie tanto delicate come la conoscenza del corpo umano e delle leggi che lo governano, è cosa molto imbarazzante e nella quale le donne perdono una parte della loro innocenza e del loro pudore. Eppure finchè non ci saranno delle professoresse di medicina che istruiranno le loro compagne, o delle Università esclusivamente femminili, come in Inghilterra e in America, non si potrà sottrarsi ad una simile necessità; ma poi bisogna pensare che chi si dà a studî serî deve essere tanto innamorato della scienza da sentirsi superiore a qualunque pregiudizio, a qualunque debolezza. E coloro che si dedicano alla scienza più alta, a quella che dovrebbe essere la più utile all'umanità, devono sentirsi tanto forti e coraggiosi da superare qualunque ostacolo. Sia uomo o donna, se uno sviene alla vista del sangue, se non si sente di squarciare col ferro la carne palpitante, se non può affrontare le miserie umane senza impallidire, si dedichi a qualunque altra professione, ma non faccia il medico. Se si sente invece la forza di superare ogni ribrezzo, di abituarsi a cose che sul principio gli ripugnano, e di amar la scienza sopra ogni cosa, non deve badare alle chiacchiere della gente, ma seguire la sua via anche se questa non dovesse esser sempre seminata di fiori.