Non serviranno certo a scoraggiare dall'impresa tutte le caricature dei giornali umoristici che si scagliano contro le nuove avvocate, nè tutto lo spirito di cui fanno pompa per seppellirle col ridicolo. Vedere una donna in toga non credo che sia cosa più buffa del vederla vestita da ciclista, e forse un bel volto giovanile darà grazia anche a quella veste severa; del resto voglio sperare che le donne avvocate siano tali da imporsi al pubblico, il quale si dimenticherà di deriderle per ammirarle; poi il mondo si abituerà alle donne avvocate come si è già abituato alle operaie, alle scrittrici ed alle maestre.
In America sono già circa trent'anni che le donne vennero ammesse a patrocinare dinanzi ai tribunali ed ora si contano a centinaia le donne che esercitano l'avvocatura.
Troppe sono le opposizioni che incontra questa carriera in Italia per poter sperare che l'esempio dell'America venga presto seguito, troppi uomini fanno ressa alle professioni libere, e quantunque stimino la donna meno forte intellettualmente, pure, — e ciò è una contraddizione, — ne temono la concorrenza.
Chi si sente forte non dovrebbe temere; perchè chi resterà indietro sarà il più debole, a vantaggio del più intelligente, di quello che avrà più seriamente studiato e che sarà spinto dall'amore alla sua carriera e non da una stupida vanità di acquistarsi un titolo accademico. Succederà una specie di selezione e la professione ne ricaverà vantaggio e dignità.
Che la donna non sia adatta alle battaglie del foro, non si può pensarlo, non è certo la parola o gli argomenti che le mancano: trattandosi poi di difendere il debole e l'oppresso, troverà parole eloquenti a favore d'una causa che per tanto tempo è stata la sua, e colla voce insinuante, il cuore infiammato per una causa santa troverà accenti tali da ottenere vittorie inaspettate.
È certo che, penetrata nei tribunali, un vasto campo e nuovo si oltre alla sua operosità; fatto il primo passo, potrà aspirare alla magistratura, alla politica, e nuove vittorie potrà ottenere nel campo della civiltà. La questione della donna, questione che ora cammina a passi di lumaca, farà allora passi da gigante, il codice sarà modificato, e stabilite leggi più giuste a favore dei deboli e più in rapporto col progresso dei tempi.
Forse allora non sarà una menzogna il detto: La legge è uguale per tutti, ch'è scritto sulle pareti delle aule dove si dovrebbe amministrare la giustizia.
Non amo nè le parolone, nè le ribellioni; ma trovo ingiusto che da una parte del genere umano ci siano tutti i doveri e dall'altra tutti i diritti, che una donna intelligente che ha fatto i medesimi studi dell'uomo non possa aspirare alla medesima carriera, non possa disporre delle sue sostanze, e, saggia e intelligente, debba sopportare la tutela, magari d'un marito sciocco o imbecille, il quale è padrone di opprimerla, tradirla e rovinarla senza che essa possa invocare una legge giusta in suo favore.
Nel nostro paese, dove regnano l'apatia ed il misoneismo, questo giorno mi pare alquanto lontano, ma intanto le coraggiose che lottano per questa causa, non si sgomentino, esercitino la loro eloquenza nelle riunioni a favore dei deboli e degli oppressi, procurino di combattere i soprusi di cui furono e sono le vittime principali, e in mancanza di meglio gli studi fatti potranno esser loro utili nelle difficoltà della vita per i rapporti sociali e famigliari. Quante famiglie non sono trascinate a soffrire per l'ignoranza delle donne! È già una soddisfazione e una prova di coraggio essersi avviati in una strada nuova, ed è la sorte dei precursori di passare solitarî ed incompresi in mezzo alla folla della gente piccola e volgare.