Si è sempre detto e creduto che la donna, per la sua indole sia portata ad aver fervida immaginazione, forte e vivo sentimento, ma che sia aliena dalle cose esatte e precise, contentandosi di avvicinarsi alla perfezione senza mai raggiungerla; in questo caso non dovrebbe aver alcuna attitudine per la matematica, scienza precisa dove tutto deve esser provato, controllato e che richiede quasi un cervello organizzato in modo speciale. Pure i fatti provano il contrario, molte donne riuscirono nelle matematiche, al pari degli uomini, non foss'altro ne sarebbe una prova luminosa, Gaetana Agnesi, che se fu un'eccezione ai tempi in cui la donna era tenuta digiuna del frutto della scienza e rinchiusa fra le domestiche pareti, ora potrà avere delle seguaci, visto che molte fanciulle che frequentano le scuole, destano la meraviglia fra i professori e studenti pel modo con cui riescono a svolgere i problemi più difficili al punto da essere prime fra i compagni e ad ottenere non solo la laurea a pieni voti, ma posti eminenti nell'insegnamento come avvenne alla signora Rowolewscky che ottenne la cattedra di matematica all'Università di Stoccolma.
Ormai il campo dell'insegnamento è stato tutto conquistato dalla donna, ma ancora non ci sappiamo figurare un ingegnere in veste femminile, come avviene in Inghilterra, in Germania dove si contano già parecchie donne architetti.
Non mi pare che, da noi, alcuna si sia data finora a simile professione, forse si ha un po' d'esitazione a scegliere una carriera dove i difetti si presentano all'occhio a prima vista, e dove si è sicure di trovare un pubblico più avverso che indulgente ai primi passi fatti in una nuova carriera.
Gli errori dei medici, e per conseguenza delle medichesse, vengono sepolti da un po' di terra, invece quelli degli architetti sono esposti alla luce del sole e tutti possono criticarli e deriderli; e forse quelle inesperienze che si perdonerebbero ad un architetto novellino, troverebbero un pubblico spietato trattandosi d'una donna.
Non basta che sia calcolata un essere debole, con lei si è più esigenti e più severi.
Però non so fino a che punto la donna ingegnere potrebbe riuscire nelle opere grandiose, monumentali, negli acquedotti, nelle gallerie, negli edifizi colossali e in tutte quelle opere dove nuovi giganti bisogna combattere colla forza più potente della natura per riuscir vincitori.
Ma nella fabbrica delle case, delle ville, di edifizi ad uso abitazione, mi pare che dovrebbe riuscire maestra e dar dei punti agli architetti.
Nessuno più di lei conosce quello di cui c'è bisogno per rendere una dimora pratica, comoda ed attraente. Essa ha una conoscenza intima della casa che è stata per tanti secoli il suo unico regno, l'ama come si ama la patria che ci ha veduto nascere, la veste che ci adorna e difende.
Quando avrà imparato il modo di farla solida e sicura, cercherà, colla fantasia, nuove combinazioni per renderla elegante mobili artistici per adornarla e fare in modo che l'utile sia associato al bello, e possa, colla completa armonia, dare un godimento artistico in chi l'ammira, un senso di benessere per chi è destinato ad abitarla.
Forse le prime architette future dovranno incominciare a fabbricare per sè stesse le case e le ville, ma credo che queste saranno tali che invoglieranno gli altri a dar loro delle commissioni.