Quel mondo sconosciuto a quelli che non lo frequentano, è pieno di sudiciume e di fango, tanto che una donna fine e gentile vi si trova a disagio, e se non è molto avveduta ed attenta, finisce per insudiciarsi anche senza volerlo.
Tutto è falso dietro le scene, come le gemme e le corone delle regine e lo scettro dei re, false le amicizie e le ammirazioni; vi si parla un linguaggio speciale, tanto che molte persone sensibili, provano ripugnanza a vivere in un ambiente corrotto e corrompitore e preferiscono rinunciare alle gioie dell'arte.
Ecco perchè mi pare che la donna debba pensare molto prima di dedicarsi alla carriera del teatro, e più di tutto non debba lasciarsi sedurre dalla speranza di facili applausi e lauti guadagni quella che non riunisce in sè le qualità necessarie per poter riuscire e trionfare; pensi che oltre al grande amore pel teatro, e questo molti lo sentono, e ai doni naturali, come bella voce, grazia nei movimenti, intelligenza speciale, occorre una facoltà innata di saper immedesimarsi nei personaggi che si devono rappresentare, e oltre a tutto anche un po' di fortuna.
In un tempo nel quale era limitato il campo delle carriere concesse alla donna, quelle che sentivano un forte bisogno d'indipendenza e volevano liberarsi dalle meschine occupazioni domestiche e dai legami della famiglia, se avevano voce, studiavano il canto, altrimenti si davano all'arte drammatica, e pur di esser libere, in mancanza di meglio, chiedevano alla danza e alla mimica il mezzo per non morire di fame.
Ora altre vie fortunatamente sono aperte o si apriranno in breve all'operosità femminile, e la donna che non ha in sè elementi quasi sicuri di riuscire, non dovrebbe lasciarsi tentare da una carriera che qualche volta fa salire molto in alto, ma più spesso fa piombare nell'abisso, è fonte di disinganni e per giunta, salvo in certi casi, non è priva di pericoli e d'insidie.
Tutti conoscono la vita delle grandi artiste, sia liriche che drammatiche, la stampa sparge le loro notizie ai quattro venti, si sa come vivono, che cosa mangiano, come viaggiano, di che cosa si occupano; i giornali ne descrivono le vesti eleganti, i gioielli degni di adornare regine sul trono, fanno balenare agli occhi del pubblico come i tesori di Golconda; nel mondo si ripercuote l'eco dei loro trionfi, gli uomini sono ai loro piedi come schiavi, pronti ad ogni sacrifizio, per appagarle, tutte le signore fanno loro festa, ne imitano gli abbigliamenti e procurano d'indovinare il segreto che possiedono per poter, vere trionfatrici, trascinar dietro a sè una folla esultante.
Ma la vita di quelle che al pari delle compagne fortunate si sono date all'arte piene d'illusioni e di speranze e sono rimaste a mezza strada troppo tardi per scegliere un'altra via, chi la racconta? Chi narra le loro sofferenze? Spesso son condannate a patire la fame per vestirsi decentemente; costrette a rappresentare personaggi lieti colla morte nel cuore, non sapendo se potranno sfamarsi il giorno appresso, in balia d'impresarî che pagano poco o non pagano, seminando debiti da cui sono perseguitate lungo il cammino, costrette ad andar raminghe di città in città raccogliendo più disapprovazioni che quattrini, fra le tentazioni di una vita oziosa e vagabonda che fa loro sentire l'amarezza dei disinganni, finchè vinte della vita, muoiono di stenti in un ospedale o vivono gli ultimi anni di elemosina, e scoraggiate e avvilite quasi invidiano la sorte dell'operaia che passa la giornata in un lavoro monotono e quasi meccanico, ma che almeno la tiene occupata e le dà un tozzo di pane.
La vita della scena è come un foco d'artifizio; anche per le artiste che hanno brillato di luce intensa viene il giorno dell'abbandono, il pubblico si volge ad altri astri che sorgono sull'orizzonte, e se non calpesta l'idolo passato, lo dimentica.
Se l'artista ha potuto nei giorni dell'abbondanza metter da parte un po' di quattrini, potrà avere una casa e condurre una vita agiata e senza privazioni materiali; ma sentirà pur sempre un vuoto intorno a sè ripensando ai trionfi passati, se non avrà saputo ornare la mente di utili cognizioni e coltivare nei giorni migliori qualche buona amicizia che riesca a renderle più sopportabili i giorni tristi dell'età matura.