Può darsi che applicando la mente allo studio dell'armonia, possa in avvenire far sgorgare la poesia che racchiude nell'anima in note melodiose, ma può anche essere che la sua natura si ribelli a tanto sforzo e si contenti della parte d'interprete delle ispirazioni altrui.

In ogni caso per dedicarsi alla musica con profitto, ci vogliono attitudini speciali, e fin troppe fanciulle imparano a tormentare qualche strumento, procurano di trar suoni più o meno grati dal gravicembalo, dall'arpa o dal violino, si contentano anche della chitarra o mandolino, pur di strimpellare qualche cosa, ma in generale non riescono che a tormentare le povere orecchie di chi le ascolta piuttosto che a divertirle.

Non basta saper trarre un suono più o meno armonioso da uno strumento, bisogna che l'artista sappia immedesimarsi in quello come se formassero una cosa sola, e abbia tanta potenza animatrice da dar vita ai suoni che colla sua arte ne ricava.

Chi riesce a far parlare uno strumento, è certo che, oltre all'avere una mente atta a comprendere e a interpretare il linguaggio dei suoni, deve essersi dedicato intensamente al suo strumento al punto da renderlo pieghevole e ubbidiente ai suoi cenni come uno schiavo. Certo specialmente oggidì che la musica è diventata una scienza, si possono contare molti concertisti che riescono colla loro abilità di esecutori, a guadagnare abbastanza per vivere indipendenti ed essere applauditi.

Però la carriera che è il miraggio delle fantasie giovanili, il paese incantato dei sogni, la meta che ognuno vorrebbe toccare, è il teatro.

Non credo che vi sia donna, per quanto ricca e felice, che nell'assistere in teatro al trionfo d'una grande artista, non abbia provato il desiderio di cambiarsi con quell'artista e poter destare colla voce quell'entusiasmo nel pubblico.

È da molti secoli che la donna è accettata sulla scena e anche i più arrabbiati antifemministi l'approvano, la lodano e la incoraggiano, quantunque la donna destinata agli studi incessanti, ai lunghi viaggi, alle prove della scena, molto meno di chiunque altra troverà il tempo per le cure domestiche e per l'educazione dei figli.

Ma l'artista diverte, affascina, appartiene un po' a tutto il pubblico, e in questo, quando si tratta del proprio godimento, ogni altra considerazione scompare. È certo che l'artista è più amata, più desiderata, più acclamata di tutte le altre donne, può aspirare alla situazione più elevata, alle ricchezze più favolose, è libera, indipendente, sirena e regina a un tempo, può essere l'idolo di una folla plaudente, raggiungere tale celebrità e suscitare tanto entusiasmo, come a nessuna donna nelle altre carriere è dato sperare.

Però bisogna notare che per poche che riescono a raggiungere la meta della fortuna e della celebrità, innumerevole è la schiera di quelle che rimangono indietro, e la carriera del teatro è altrettanto bella, luminosa per quelle che riescono, come stentata, piena di dolori e di sciagure, senza pace, senza dignità per coloro che rimangono nell'ombra.

Se sul palcoscenico tutto appare in distanza sfolgorante di splendore e di luce, dietro la scena lo spettacolo è tutt'altro che piacevole, e qualche volta si assiste a scene ignobili e ripugnanti; non è tutto oro quello che risplende sulla scena, anzi vi è molto orpello, e la volgarità e la menzogna regnano sovrane.