—È stato chi è stato, e non se ne parli più; il babbo vi perdona, ed
è contento di ritornare con voi; andiamo.—E le trascinò fuori, fino
in fondo alla strada, dove Giovanni e Gennaro l'aspettavano.

—Ecco, babbo, oggi tutti devono esser felici, abbraccia la mamma e
Graziella!—Poi presentò il suo sposo.

—Che bel giovane!—disse Anna.—Si diventa buoni quando si hanno di
quelle fortune!—soggiunse ironicamente.

—Io la sposo, perchè Carmela è sempre stata buona,—disse Gennaro,—perchè ho saputo l'assistenza che ha fatto a Giovanni quando fu ammalato, e penso che se mai mi capiterà una disgrazia simile, non mi lascerà morir solo come un cane.

—Basta, basta,—disse Carmela,— non voglio che pensiamo a malinconie, dobbiamo stare allegri.

Graziella disse alla mamma:

—È vero! Carmela merita la sua fortuna; Gennaro ha ragione, è sempre stata buona anche quando io era cattiva; ma ora che ho provato che cosa è soffrire, ho più compassione per gli infelici.

Carmela la fece star zitta dandole un bel bacio.

Giovanni disse a Gennaro, scotendo il capo:

—Graziella è giovane, e se ne farà ancora qualche cosa: ma l'altra è proprio incorreggibile.