—Non è vero,—disse il professore.—Dovete sapere che s'è formata una società fra gli operai. Ognuno quando lavora, versa nella cassa della società una piccola somma, che poi serve a pagare gli operai che si mettono in sciopero, i quali in questo modo hanno la paga anche senza lavorare.

—È una cosa ingiusta,—disse il ragazzo.

—È un modo come un altro per far la guerra al proprietario; mezzo che in certi casi può essere giusto, e riesce a migliorare la condizione dell'operaio; ma molte volte l'operaio abusa di questa forza, va all'eccesso, ed allora il danno è tutto suo.

—Chissà come saranno inquieti ed irritati i signori Guerini!—osservò
Maria.

Più tardi giunsero notizie peggiori; l'agitazione fra gli operai era grande; essi avevano fischiato i signori Guerini, e gettato dei sassi dietro la loro carrozza; si diceva che ci fossero dei feriti. A quelle notizie Maria non potè più star ferma e decise di andare alla villa Guerini per sapere qualche cosa di preciso.

—Non è prudenza muoversi,—disse Carlo,—gli operai se la possono prendere anche con noi.

—Dove è andato il tuo eroismo?—chiese Maria,—qui non si tratta di esporsi per capriccio ad un pericolo. È una famiglia di persone gentili che ci hanno accolto colla massima cortesia ed ora si trovano in angustie; mi par nostro dovere di andar a sentir le loro notizie e vedere se possiamo giovare in qualche modo ai nostri amici; non abbiamo fatto male a nessuno e non dobbiamo temere.

—Vi ammiro anche questa volta per il vostro coraggio,—disse il professore,—soltanto vi chiedo il permesso di accompagnarvi, anch'io desidero offrire i miei servigi ai signori Guerini.

—Andiamo,—disse Maria.—Carlo ed Elisa, che sono più grandi, possono venire con noi; gli altri restino a casa; è inutile dar tanto nell'occhio e andare in frotta, come se si trattasse d'una festa.

—E se vi succedesse qualche cosa?