—E non temete d'essere d'incomodo in questo momento?—chiesero i ragazzi.

—Se siamo d'incomodo non ci riceveranno, ecco tutto;—rispose Maria,—noi avremo fatto il nostro dovere. Non c'è pericolo che ci succeda qualche cosa; in ogni caso entreremo dalla porticina del giardino e nessuno ci vedrà.

Maria si mise il cappello e uscì assieme ad Elisa, seguita da Carlo e
Damiati.

S'avviarono verso casa Guerini evitando di passare in mezzo al paese; però nelle vicinanze della villa incontrarono delle brigate di operai, che ragionavano fra loro e gesticolavano con vivacità. Proseguirono la strada senza badare a quei crocchi di persone disoccupate, e giunsero alla villa, dove i signori Guerini li ricevettero mostrandosi molto grati della loro premura e dispiaciuti che potessero aver qualche noia per cagion loro.

—Siamo messi all'indice,—disse la signora tutta addolorata,—e quello che mi rincresce di più è di vedere l'ingratitudine dei nostri operai, che abbiamo pur trattato sempre bene, come fossero nostri figli.

Poi raccontò come la mattina avesse voluto accompagnare il marito alla fabbrica, perchè sarebbe stata inquieta di lasciarvelo andar solo.

—Se vedeste—soggiunse,—che desolazione! Pare un cimitero; tutte quelle macchine là immobili, quegli stanzoni freddi, vuoti, quel silenzio…. fa stringere il cuore.

Il signor Guerini era tutto irritato, e andava avanti e indietro per la stanza pensando al danno che gli recava quello sciopero, alle commissioni che non poteva eseguire, e più di tutto a quella gente, alla quale avea dato lavoro, a tutti quei contadini, che gli dovevano l'esistenza e che ora gli si ribellavano.

Ogni tanto veniva qualche messo mandato dal direttore dello stabilimento: una commissione d'operai sarebbe venuta il giorno appresso per dire ciò che pretendevano.

Seppero che il sindaco aveva telegrafato alle autorità della provincia, e nella giornata doveva venir della truppa per tenere a dovere gli operai più turbolenti.