I ragazzi presero in mezzo a loro don Vincenzo, e gli fecero raccontare un episodio del quarant'otto.
Maria e il professore passeggiavano lentamente rimpiangendo i bei giorni passati, e formando progetti per l'anno venturo, quando si sarebbero ritrovati insieme, in mezzo a quelle colline.
—Verrà a vederci qualche volta anche in città?—disse Maria.—Se sapesse il bene che mi ha fatto coi suoi consigli e il suo aiuto!—soggiunse.—Anche Carlo dopo le sue lezioni è un altro ragazzo, ha preso amore allo studio, e credo che passerà l'esame; non so in qual modo esprimerle la mia riconoscenza, per quello che ha fatto per noi.
—Non mi faccia andare in collera,—rispose il professore.—Che cosa dovrei dire io, che dopo averla conosciuta, dopo essere stato ammesso come amico nella sua famiglia, mi sono riconciliato col mondo? Vede, avevo avuto dei dispiaceri, ero disilluso; certe virtù credevo che non esistessero che nei romanzi, e lei mi ha fatto ricredere; poi sa, che la storia dei suoi piccoli eroi m'ha interessato molto? sa, che ha una grande facilità di raccontare e tener desta l'attenzione cogli scritti, e mi sorprende come non abbia mai pensato di pubblicare i suoi racconti, che mi piacerebbero tanto?
—Senta, professore,—disse la fanciulla,—è poco tempo che ci conosciamo, ma mi pare di parlare ad un vecchio amico, e voglio aprirle intero il mio cuore. Quando viveva la mamma, ed io ero una ragazza spensierata, non avendo altre occupazioni che i miei studi e i miei giuochi, avevo fatto anch'io un bel sogno; ed era di poter un giorno mettere sulla carta tutte le fantasie che mi passavano pel cervello, i sentimenti che traboccavano dal mio cuore, e poi di poter spargere quelle fantasie per il mondo, in modo che capitassero nelle mani di altre fanciulle, a portar loro qualche ora di distrazione o d'obblio, e così, avere in qualche angolo del mio paese delle amiche sconosciute che mi volessero bene, e che pensassero a me con simpatia, oppure aver la speranza di confortare un dolore, di far vibrare un cuore assopito, e dopo morta, lasciar ancora qualche cosa di me, e forse la parte migliore del mio pensiero.—Ero troppo orgogliosa, e sono stata punita,—soggiunse con un sospiro.—Non è stato che un bel sogno.
—Che potrebbe però realizzarsi,—disse il professore.
—I sogni rimangono sogni, e forse è meglio così,—rispose Maria.—Ed ecco la realtà,—soggiunse, accennando ai fratelli, che s'avvicinavano, per rientrare in casa.—Ora,—riprese avviandosi dietro a loro,—tutti i miei sforzi devono mirare soltanto al loro benessere, ogni individuo è un mondo da studiare, ogni mente un campo da coltivare, e quando si hanno i figliuoli, dobbiamo dedicarci interamente a loro, nè è possibile che ci sia tempo da pensare ad altro.
—E a sè non penserà mai? nemmeno se un giorno un onest'uomo che le piacesse, la supplicasse d'essergli compagna per tutta la vita; se le balenasse la prospettiva d'avere i suoi proprii figli da educare, rifiuterebbe l'amore e la felicità?
—Certo, finchè i miei fratelli avranno bisogno di me.
—Cioè, finchè le sue sorelle avranno trovato marito, e i suoi fratelli una occupazione.