—Si tratta d'una fanciulla, che godeva la vita spensieratamente come voi, aveva un bel sogno che la riempiva di gioia, dei pensieri che le illuminavano la fantasia e che un giorno spontaneamente rinunciò alle aspirazioni di gloria, ai sogni di felicità, ai suoi piaceri, alla sua giovinezza, per dedicarsi interamente a dei fanciulli che non erano suoi, e così condusse una vita di sacrificio e d'abnegazione, sempre serena, sempre sorridente, senza lagnarsi mai, contenta della sua sorte.
Eppure ne aveva delle noie per la sua giovane età! pensate: un ragazzo non voleva studiare, una ragazza egoista e vanerella, un terzo studioso, ma disordinato, poi una bimba da educare, un birichino da dover frenare, e le toccò questa fatica, mentre era ancora nel fior degli anni. Forse col tempo quei ragazzi comprenderanno il suo immenso sacrificio e l'apprezzeranno, e forse invece la ricompenseranno coll'ingratitudine.
—Questo no!—proruppe Vittorio avvicinandosi a Maria, e saltandole al collo per abbracciarla.
—Cattivo professore!—esclamò Giannina, seguendo l'esempio del fratello.
—È la storia di Maria,—dissero Carlo ed Elisa, raggruppandosi tutti intorno alla sorella.
—Ha ragione, signor professore, è una vera eroina.
—Vediamo come la pensa Mario,—disse Damiati, strappandogli la carta che stava scarabocchiando.
—Bravo Mario!—esclamò mostrando il disegno.—È la prima volta che ha fatto qualche cosa di buono.
Non era una delle solite caricature, ma il disegno rappresentava Maria colla sua faccia dolce da madonnina, ed un'aureola intorno al capo come una santa, e ai suoi piedi i suoi fratelli in atto di adorarla, promettendo d'esser buoni per far contenta la loro mammina.
—Bravo!—gridarono tutti in coro.