Mario stava ancora disegnando.
Il professore gli disse salutandolo:
—Ti raccomando, se fai la mia caricatura, non farmi troppo brutto; però te lo permetto, ma certe cose, no.
Quando fu uscito assieme a don Vincenzo i ragazzi si misero a ridere forte.
Il professore doveva essere un mago, aveva proprio indovinato: Mario faceva il ritratto del Damiati in piedi su un pulpito, in atto di predicare.
UNA PASSEGGIATA.
Il professore Damiati, la mattina dopo, mentre un bel sole di autunno indorava la cima delle colline e le goccie di rugiada tremolavano sull'erba dei prati, chiamò, passando da casa Morandi, i ragazzi per condurli a passeggiare sulla collina. Voleva indurre a seguirli anche Maria colle fanciulle, ma ella si scusò dicendo di dover accudire ad alcune faccende domestiche e promise di andare ad incontrarli più tardi, verso l'ora del tramonto.
Il professore aveva intenzione di condurre i ragazzi ad un Santuario che si vedeva biancheggiare sulla cima d'una collina in mezzo alle piante verdi, dove un tempo c'era un chiostro. Di lassù si godeva una bella vista e nei mesi d'autunno era il pellegrinaggio favorito delle comitive di villeggianti; vi andavano a far colazione, per passare tutta la giornata all'ombra delle piante e visitare nel medesimo tempo il Santuario.
Si avviarono, allegri, col paniere pieno di viveri in mano, e Vittorio si offerse di portare anche quello del professore. Mario aveva, oltre al paniere, l'album, che portava sempre con sè per disegnare gli avvenimenti della giornata.
Damiati cercò di star vicino a Carlo e incominciò subito ad interrogarlo dei suoi studii e volle sapere perchè non cercasse di essere più attento alla scuola e di contentare la sorella.