—Non c'è posto—disse tutto tremante il ragazzo.
—Avvicinati! coraggio!
Carlo s'arrampicò sul monte per evitare quegli animali, ma lo fece così in fretta e con tanta paura che un vitello ch'era sul pendio lo rincorse, ed egli gridando, tutto pauroso, rifece i suoi passi e si nascose dietro il professore.
Tutti si misero a ridere e il professore disse a Vittorio:
—Prova tu, vediamo se hai più coraggio.
Vittorio si fece innanzi ubbidiente e passò in mezzo a quelle bestie come se nulla fosse, seguito dagli altri, che dopo il suo esempio non vollero esser da meno di lui.
—Vedete,—disse Damiati,—che non c'è da temere, quelle sono le bestie più docili che ci siano, basta non spaventarle. Osservate, le conduce un ragazzo.
Infatti il mandriano era un ragazzo di forse quindici anni.
—Io non ho mai capito come bestie così grosse,—disse Mario,—si lascino condurre da un ragazzo così piccolo; io al loro posto scapperei.
—Sì, ma ai loro occhioni, come si suol dire, un ragazzo è un gigante, e poi non conoscono la forza che possiedono e non si ribellano che quando sono infuriati—disse il professore;—vi assicuro che le bestie sono buone, basta non molestarle.