—Sì, ma i leoni?

—Se hanno fame s'ingegnano come possono e se incontrano per istrada una buona preda l'ammazzano; io invece conosco dei ragazzi che tormentano, inutilmente, delle povere bestioline che non fanno nulla di male. Chi è più crudele?

Mario aperse la mano tutto confuso e lasciò fuggire una farfalla che ci teneva chiusa.

—L'avevo presa per copiarla,—disse;—del resto sono bestie stupide che non sentono nulla.

—Speriamo sia così, in ogni modo questi animali hanno la vita di un giorno e non bisogna esagerare nemmeno nella compassione; anche gli scienziati li tormentano, ma con uno scopo utile, solo non mi piace che si faccia per crudeltà.

Intanto s'avvicinarono alla meta. In mezzo alle piante secolari si vedeva sorgere una chiesetta circondata da cappelle, poi, accanto, una casa e un cortile con un gran porticato che pareva un convento.

—Ci sono i frati?—chiese Vittorio.

—No,—rispose Damiati,—c'è soltanto un custode che si fa chiamare col nome di eremita, ed è infatti un eremita dei nostri tempi.

—Che gioia!—disse Mario;—sono proprio contento di far conoscenza con un eremita.

—È un uomo come gli altri.