—Quel tempo mi ricorda cose troppo tristi,—rispose il signor Morandi;—mio fratello è morto a Marghera, mia madre morì di dolore, non posso evocare quei giorni senza che mi si spezzi il cuore; la libertà mi è costata troppo cara.

—Come saranno stati belli i primi tempi di libertà, dopo tante lotte e tanti sagrifizi!—disse Maria.

«—Si dovette attendere ancora dieci anni, ma quei primi giorni furono deliziosi,—disse don Vincenzo,—fu una gioia da non poter comprendere se non si è provata. Si pareva pazzi, per le vie ci si abbracciava tutti, amici e sconosciuti, si saltava dalla contentezza, si parlava dalle finestre, poveri, ricchi, tutti amici, tutti uniti, come si fosse una sola famiglia; quando entrarono i nostri soldati fu una frenesia: una pioggia di fiori li coperse, un grido d'entusiasmo uscì da tutto le bocche, tutti volevano vederli da vicino, i ragazzi andavano in mezzo alla truppa, fra le zampe dei cavalli, si voleva ammirarli, abbracciarli, i nostri fratelli, i nostri soldati che avevamo tanto desiderato. Quando poi entrarono i bersaglieri correndo, seguendo il ritmo della loro allegra fanfara, lesti, colle penne dei cappelli agitate dal vento che correndo per le vie come se volassero, parevano un gaio stormo d'uccelli che venisse a portarci la primavera, la pace, l'allegria, allora l'entusiasmo fu al punto culminante. So che tutti ridevamo, piangevamo, eravamo pazzi; in quel delirio di gioia avevo la febbre; so che dovetti andarmene a casa affranto, non potei dormire, tanto ero agitato, e se chiudevo gli occhi mi vedevo una danza di bandiere a tre colori, di soldati e di cappelli da bersagliere.

«E la gioia maggiore fu di vedere il nostro re Vittorio Emanuele entrare a Milano col suo aspetto marziale, la sua faccia aperta e buona. Sono stati momenti quelli che non si dimenticano, e vedete, io non invidio la vostra gioventù baldanzosa, piena di speranza nell'avvenire, perchè sono contento d'esser vissuto in quei giorni in cui eravamo tutti fratelli, e come si era stati compagni nelle lotte e nelle privazioni si ritornava ad esserlo nella gioia comune.

«Però passato quel tempo d'entusiasmo la vita m'apparve monotona. Pio IX non era più quello di prima, dovevano avergli cambiata la testa; noi, preti, in città, non avevamo più tante simpatie, e il mondo mi parve così brutto che volli venire in campagna, dove lo spettacolo della natura è sempre grandioso ed attraente.

«Qui ho trovato delle gioie tranquille e non mi pento della mia risoluzione, ho degli amici che mi vogliono bene, ho i miei fiori, gli uccelli che ritornano ogni anno a fare i nidi sotto al mio stesso tetto. Quando poi avevo vostro zio che era stato un mio compagno del quarant'otto e non si stancava mai di ricordare quel tempo, io non desideravo nulla di più, e proprio bisogna dire che il Signore mi vuol bene; dopo che m'ha dato il dispiacere di togliermi quel buon amico, ecco che siete venuti voi ed io posso ritornare in questa casa, che mi ricorda tante cose, e vi vedrò ritornare tutti gli anni come gli uccelli dei miei nidi; crescere, poi magari prendere il volo, finchè un giorno o l'altro lo prenderò io il volo. Intanto, l'avervi conosciuto sarà una consolazione dei miei ultimi anni, e poi sono certo che resterà qualcuno a ricordare il vecchio curato, non è vero?

—Ora deve star qui tanti anni con noi, non dobbiamo pensare a malinconie,—dissero in coro i ragazzi.

—Anzi,—soggiunse il Damiati che avea terminato di ripassare il compito di Carlo,—la signorina Maria dovrebbe raccontarci le avventure d'un altro piccolo eroe.

—Questa sera, no,—disse Maria,—una bella figura farebbero i miei eroi dopo i discorsi del quarant'otto! Se volete v'invito per domani sera.

—Bene, bene, domani sera è impegnata,—disse il professore.