Antonio discese la montagna canterellando, egli aveva un progetto con
cui sperava di mantenere la sua mamma, e gli pareva già d'esser ricco.

Giunse a casa allegro portando una bottiglia di latte e un po' di
pane, comperato lungo la via.

Trovò la mamma inquieta della sua lunga assenza.

—Bisognerà bene che tu mi lasci andare se vuoi che guadagni da vivere; non sono più un bimbo io, e non c'è pericolo che mi perda.

Essa si mostrò contenta del figliuolo, ma pensava sempre al suo Francesco che era lontano, e tutte le volte che Antonio ritornava dal villaggio, gli chiedeva ansiosa se avesse ricevuto lettera dal fratello.

In pochi giorni Antonio era diventato il corriere della montagna. Aveva tanto pregato Rosa, la figlia dell'oste (ch'egli si ostinava a riguardare come la sua buona fata), che affidasse a lui tutti i pacchi e la corrispondenza della montagna, che malgrado la sua giovinezza glielo aveva accordato. Sempre però gli diceva:

—Bada che non sia troppa fatica e troppa responsabilità per un ragazzo come te; se perdessi una lettera, guai! non ti darei più nulla e dovresti pagare la multa.

Ma Antonio la rassicurava, e la supplicava di lasciare a lui quell'incarico, affinchè potesse guadagnare qualche soldo, per poter comperare il pane alla sua mamma.

E così, ogni mattina, scendeva al villaggio, ed era tutto felice quando la diligenza portava tanti pacchi e tante lettere per gli abitanti della montagna, e bisognava vedere come si caricava, tanto che qualche volta la sua personcina scompariva sotto quella massa di roba; ma più ne aveva, più era contento, e girava la montagna per delle ore, finchè avesse tutto consegnato all'indirizzo preciso.

Il ragazzo era ormai un amico per gli abitanti di quei casolari, che gli venivano incontro col sorriso sulle labbra, in attesa di notizie dei parenti lontani.