—Fa qualche cosa.

—La vostra caricatura, allora.

—Quello che vuoi, basta che ci lasci quiete.

Ma mentre le ragazze facevano andar l'ago sulla tela colla massima rapidità, i ragazzi erano distratti e continuavano a parlare dei divertimenti che avrebbero goduto il giorno appresso.

Mario tutt'a un tratto nel temperare la matita si tagliò un dito, e andò da Maria pallido per lo spavento.

—Non è nulla,—disse la fanciulla, e legò con un fazzoletto il dito tagliato. Andò poi a prendere nell'armadio la cassetta della farmacia, ne tolse cotone e pezzuole fenicate, e con queste, legò stretto il dito del fratello raccomandandogli di star tranquillo e di star più attento un'altra volta.

L'Angiolina le chiese perchè adoperasse quelle pezzuole che puzzavano, invece di un semplice pezzo di tela. Allora Maria spiegò come è sempre più prudente di fasciare una ferita con roba disinfettata.

—Vedi,—disse,—noi siamo circondati da microbi, cioè da animali invisibili che se penetrano nell'organismo ci possono avvelenare il sangue e farci molto male. Quando la pelle è tagliata, è come se ci fosse una porta aperta per lasciarli entrare; sicchè è sempre meglio adoperare sostanze che riescono loro nocive.

Angiolina stava ad ascoltarla a bocca aperta; poi dopo aver pensato un momento, disse:

—Ma quella volta che la mamma si ferì la mano colla macchina da cucire, se io l'avessi fasciata come il dito di Mario, non le sarebbe venuta la risipola?