Tutto ad un tratto videro un'ombra nera, entrare nel loro bugigattolo: era un marinaio venuto a prendere del carbone; il quale quando vide muovere qualche cosa, accese un lanternino e—Che cosa fate qui, piccoli vagabondi?—chiese vedendo i due fanciulli che tremavano come una foglia.
—Pietà,—disse Tom,—non abbiamo fatto nulla di male, ho voluto
fuggire i miei padroni, che mi maltrattavano.
—Intanto uscite di qui,—disse il marinaio,—e sentiremo che cosa ne
penserà il capitano.
Quando i ragazzi furono alla presenza del capitano, Tom raccontò la sua storia, e dichiarò che avrebbe fatto qualunque servizio, anche il più umile, per guadagnare il vitto per sè e per Frida.
—Vedrà, sarà contento di me,—disse il ragazzo coll'accento della sincerità.
Il capitano si lasciò commovere da quelle parole e disse:
—Basta, vedremo; se vi condurrete bene, vi perdonerò la vostra scappatella, altrimenti appena arriviamo in America, vi farò mettere in prigione.
Ma Tom era buono, ubbidiente e servizievole; tutto il giorno in piedi, non si stancava di correre, e rendersi utile. Egli s'arrampicava come uno scoiattolo sugli alberi del bastimento, scendeva le scale colla massima rapidità, e stava ritto in piedi, anche quando il mare era agitato, e i più esperti marinai traballavano e perdevano l'equilibrio; non era un ginnasta per nulla.
Il capitano si affezionò a quel fanciullo così docile e laborioso, e gli propose di restar con lui e di fare il marinaio.
Il mare era sempre stato il sogno di Tom, e a quella proposta egli si sentì battere il cuore dalla gioia, tanto che si sarebbe sentito una voglia prepotente di abbracciare il capitano.