— Ti piace? — chiese Lodovico col volto illuminato dalla gioia.
— Ma è un incanto!... E come hai pensato a tutto; sei un vero mago. Fino la tavola preparata, e un bel fuoco nel caminetto. E quante belle rose! Eppure non siamo ancora di maggio; e queste violette! Che profumo!
E sì dicendo si chinò ad odorare un bel mazzo di viole poste in un canestro sopra un tavolino.
Lodovico ordinò ai domestici di servire il pranzo; la lunga corsa e le emozioni della giornata gli avevano eccitato l'appetito; poi, rivolto alla moglie, soggiunse:
— Cara la mia dottoressa, mi pare che si potrebbe mettersi a tavola; dopo pranzo avrai tutto il tempo per ammirare la tua villa.
— Nostra, vuoi dire.
— No, sei tu la padrona, te ne faccio un dono; spero che non mi negherai l'ospitalità.
Valentina si mise a ridere.
— Hai voglia di scherzare, — disse.
— Parlo seriamente; sono lieto di cederti lo scettro; da domani la padrona sarai tu, ed io sarò tuo schiavo.