E chiacchierando allegramente si sedettero a tavola dove venne loro servito un buon pranzo, e gustarono per la prima volta il piacere di trovarsi soli, lontani dal mondo, seduti alla stessa mensa, avendo nel loro cervello pensieri spumeggianti come il vino di cui erano piene le coppe di cristallo.
Dopo il pranzo, Valentina volle continuare il suo viaggio di scoperta e girare per la villa, divertendosi a toccare i ninnoli sparsi sulle mensole, ad osservare i mobili, i quadri, i tappeti.
Nel piano superiore v'erano le camere da letto, una coi parati rosei per lei e l'altra più cupa e severa per Lodovico; accanto una sala spaziosa contornata da biblioteche piene di volumi.
— Hai proprio pensato a tutto, — disse Valentina, avvicinandosi alle biblioteche per osservare i volumi ben rilegati. — Da una parte i libri di matematica per te, dall'altra quelli di medicina e di scienze naturali per me; mi par di ritrovare i miei amici, eccoli tutti schierati: Biswanger, La neurastenia; Beard, Una malattia nuova; La neurastenia di Arndt; come sono difficili questi nomi russi! E che belle ore passeremo a studiare qui tutti e due, tu da una parte ed io dall'altra! Perchè da sposi moderni, da personaggi del secolo ventesimo, non ci si potrebbe contentare di star tutto il giorno a guardarci negli occhi ed a filare l'amore perfetto. Noi abbiamo bisogno anche del cibo dello spirito, e così il nostro amore non passerà come una meteora fuggente, ma durerà sempre, non è vero?
— Ne ho speranza, dipende da te, — disse Lodovico, sedendosi sopra un divano accanto a Valentina.
— Non temere, — rispose questa, — sono sicura di me stessa, i miei sentimenti non muteranno; ma, perchè ora una nube è passata nella tua mente? — chiese guardandolo negli occhi.
— Tu mi leggi dunque nel pensiero?
— È un po' la mia professione. Ma, dimmi, che cosa ti turba?
— Penso che presto s'avvicina l'ora fatale e vorrei pregarti di non tentare di vedermi, nè di assistermi in quel momento.
— Ma perchè?