Finalmente erano soli.
La carrozza correva per le strade lunghe, dritte, popolate da una folla allegra, uscita per respirare la brezza della primavera nascente. Correva pei lunghi viali fiancheggiati dagli alberi che si vestivano di foglie novelle, avanti avanti per l'aperta campagna, salendo sui poggi che ridevano davanti al nuovo sole. Gli sposi si tenevano per mano in silenzio: si sentivano vivere e pensare, come sentivano il battito dei loro cuori che la gioia rendeva più rapido.
Egli temeva che la sua felicità si dileguasse come in un sogno, e che l'amore di Valentina non avrebbe potuto resistere quando avesse assistito ad una delle crisi del suo male; tremava pensando a quello che gli preparava l'indomani e la stringeva a sè fortemente come per impedire che gli sfuggisse.
Essa indovinava il pensiero di Lodovico, ma non temeva nulla, era sicura di sè stessa e del suo amore. Quasi desiderava affrontare la realtà di quel male sconosciuto, per conoscerlo e tentarne la guarigione; voleva studiarlo con tutta la forza della sua mente, colla divinazione del suo cuore innamorato, e forse sperava di comprendere quello che agli altri era rimasto incomprensibile.
Sapeva quel male misterioso appartenere al genere di malattie alle quali essa specialmente si era dedicata; e il poter studiare il soggetto, sempre, tutti i giorni, con intelletto ed amore, le dava la speranza di riuscire.
Già la sua fantasia andava andava, come la carrozza che correva per l'aperta campagna, e si vedeva felice e vittoriosa. Furono distolti dai loro pensieri dalla scossa della carrozza che si fermò davanti alla villa.
Scesero in fretta sorridendo e, stanchi pel lungo silenzio, ripresero la conversazione interrotta.
Il sole volgeva al tramonto e tingeva d'una tinta rosea le montagne ancora coperte di neve.
La casa bianca risaltava sopra uno sfondo verde‑cupo, formato da un bosco di abeti; i rododendri in fiore mettevano una nota gaia sul verde.
— Quanto è bello! — esclamò Valentina. — Come saremo felici in questo nido!