II.

Un bellissimo sole d'aprile illuminava la città di Torino, e l'aria, piena di profumi nuovi, avvolgeva uomini e cose.

Gli sposi, ritornati appena dal municipio, erano circondati dai parenti e dagli amici.

Il convegno era tutt'altro che lieto. Pareva un funerale, la preoccupazione della malattia dello sposo stava nel pensiero di tutti.

La signora Verganti tratteneva a stento le lagrime e si sentiva tanto triste, come non era stata mai, nemmeno il giorno in cui suo marito era partito per la guerra d'Africa, dove aveva trovato la morte. Lodovico sorrideva, ma si mostrava preoccupato. Valentina soltanto era allegra, raggiante, e si sforzava d'infondere in tutti il suo coraggio e la sua gioia.

Essa sorrideva allo sposo e abbracciava la madre rassicurandola.

Tutto sarebbe andato bene, diceva. Anche la natura in festa e il sole che entrava dalle finestre aperte rallegrava la casa piena di fiori e d'amici.

Fu un momento solenne, quando vennero a dire che la carrozza attendeva gli sposi per condurli alla villa che Lodovico possedeva nei dintorni di Torino e doveva ospitarli in quei primi giorni del matrimonio.

Valentina si staccò con uno sforzo dalle braccia di sua madre, che non avrebbe voluto lasciarla partire, salutò gli amici, e discese in fretta le scale seguita da Lodovico.