— Grazie, le vostre parole m'hanno fatto un gran bene, ma è un sogno che non può realizzarsi.
— Perchè? Vi amo, ammiro il vostro ingegno; se avete per me un po' di simpatia, perchè non si dovrebbe unire la nostra sorte e tentare di essere felici?
— Ma la mia malattia non vi spaventa? Non mi maledirete di rattristare la vostra fiorente giovinezza, collo spettacolo del mio male? Voi non conoscete l'orrore delle mie notti, gli spasimi del mio corpo straziato, i sussulti del mio cervello infermo, non datemi un'illusione fallace, una speranza che non potrà realizzarsi; pensateci. Valentina, voi siete bella, sorridente, siete nata per la gioia e non per unire la vostra sorte a quella di un uomo che ignora per qual colpa è stato maledetto dal cielo.
— Non dite così che mi fate pena, — rispose Valentina, — mi sono dedicata all'umanità sofferente, ho frugato nelle viscere dei cadaveri per scoprire il segreto della vita; anch'io, perchè ho fatto quello che poche donne hanno il coraggio di fare, in molti ispiro la ripugnanza, il ribrezzo. Veramente volevo dedicarmi soltanto alla scienza, ma vi ho conosciuto, vi amo, e mi offro a voi.
— Voi siete un angelo, e mi è impossibile rifiutare il vostro dono generoso, — rispose Lodovico, — l'accetto come se mi venisse dal cielo e giuro che tutto tenterò per rendervi felice.
— Come amerei la mia scienza se potessi darvi qualche sollievo! — esclamò Valentina.
Lodovico crollò il capo come un incredulo, e disse:
— Non è più il tempo dei miracoli; è vero, voi sapete molte cose, ma non potrete riuscire dove non sono riusciti i migliori medici. Temo d'esser condannato per tutta la vita ed ora ne sono più addolorato per voi, che mi sarete compagna.
— Forse la scienza sarà più potente unita all'amore, ed ho la fede e la speranza.
Lodovico era commosso, gli mancava la voce, ma da quel momento sentì che non avrebbe più potuto vivere senza Valentina.