Tutti gli sguardi si posarono sopra la fanciulla che avea il volto raggiante dalla gioia contenta della vittoria ottenuta.

Quando più tardi si ritrovarono riuniti nella camera dell'albergo, Ugo affermava che non sarebbe riuscito a far nulla senza l'aiuto di Giulia, e il signor Carlo nell'entusiasmo di quella giornata trionfale diceva:

— Questa è la vita! sono stato fin'ora un cattivo padre; ma voglio farne ammenda; senti, Ugo, voglio essere il tuo aiutante ed essere iniziato nei misteri del tuo laboratorio.

— E se succede uno scoppio?

— Ebbene, moriremo assieme.

— Ma non sai che c'è laggiù qualcuno che non te lo permetterebbe?

— Chi? Mia moglie? Me n'ero dimenticato, ma essa è stata ingiusta con te ed ora per castigo verrà a Milano con Mario e noi resteremo liberi.

Giulia ed Ugo si diedero un'occhiata espressiva, ma non osarono dir nulla, nè pensare a malinconie; tutto in quel giorno doveva andar loro a seconda, e forse sarebbero stati tutta la notte a parlare dell'avvenire che si mostrava adorno di promesse.

Ma Giulia alzandosi tutto ad un tratto disse:

— Ed io che dimenticavo la mia missione? Non devo far conoscere al mondo il professor Ugo? Vado subito a scrivere pei giornali la relazione della conferenza da spargere ai quattro venti, e vi assicuro che la prima copia sarà mandata alla signora Savina Arlandi.