[GIOIELLO RIVELATORE.]

Perchè aveva sposato il signor Cristoforo Zuccoli? ecco quello che si domandava la piccola Fania.

Un brav'uomo, non c'è dubbio, un cuor d'oro, intelligente, studioso a modo suo, ma non era il suo tipo, e poi veramente, nella sua testolina sventata, aveva sognato il matrimonio tutto diverso da quello che lo aveva trovato in realtà.

Come si fosse lasciata persuadere a pronunciare davanti al Sindaco il sì fatale, che doveva legarla a lui indissolubilmente, era ciò che non riusciva a spiegarsi.

Almeno fosse stata una signorina impaziente di trovar marito! ma niente affatto, viveva contenta e spensierata col padre impiegato alla ferrovia e con due zie che avrebbero fatta moneta falsa per contentarla. Aveva molte amiche; e un cugino, Giacomino, che studiava all'Università e veniva qualche volta coi compagni a giuocare alla tombola e far quattro salti, se era di carnevale, ed essa si divertiva tanto, che non si sarebbe scambiata per una regina.

Le zie erano state le vere colpevoli. Avevano voluto condurla in campagna per divertirla, e così aveva fatto la conoscenza del signor Zuccoli, che villeggiava nelle vicinanze. Il signor Zuccoli era molto ingegnoso; fabbricava delle macchine divertenti, e voleva fare degli esperimenti per inventare i palloni dirigibili. Intanto si contentava di fabbricare farfalline, uccelletti meccanici che volavano e cantavano, e gli riuscivano abbastanza al naturale. Fania si divertiva con quegli oggetti, come se fossero balocchi; le zie poi erano entusiaste della loro nuova conoscenza, e non facevano che tesserne gli elogi alla nipote.