E Fania diede in una risata.

— È forse vecchio? Avrà appena trent'anni, — disse la zia Amalia.

— A me sembra un vecchio con quegli occhiali e quel naso.

— Sei proprio una bimba! In un marito preme la mente, il cuore, i quattrini, e questi più di tutto; perchè non si vive di poesia, pensaci, dà retta a me, non lasciartelo scappare.

Veramente Fania non ci pensava molto, ma era invece il signor Zuccoli che cercava tutte le occasioni per vederla.

Ogni giorno le portava qualche nuovo oggetto fabbricato colle sue mani: erano graziose barchette che andavano a tutto vapore, molini in miniatura che macinavano il grano, lampadine elettriche tascabili, e tanti altri gingilli curiosi che apportavano un diversivo alla monotonia della vita campestre. Fania per mostrargli la sua riconoscenza gli porgeva un fiore da mettere all'occhiello, e ciò lo incoraggiava a dirle qualche parola graziosa che la faceva sorridere, mentre le zie si davano delle occhiate espressive che significavano:

— Siamo a buon porto, è una cosa che si combina.

E proprio come s'era combinato non avrebbe potuto dirlo nemmeno lei. Era stata quasi una congiura.

Le zie la lasciavano spesso sola col signor Cristoforo, il quale era timido e parlava poco, ma gli piaceva starle vicino, tenerle la mano, e quando essa scappava in giardino le correva dietro come un cane fedele.

Una sera egli le disse che avrebbe desiderato gli domandasse qualche cosa di difficile, per mettere alla prova la sua devozione.