— E s'io chiedessi la luna? — essa rispose.

— Mi metterei subito a fabbricare un pallone così potente da andare a conquistarla.

Fania rispose con una sonora risata, quando Cristoforo chiese se sarebbe stata contenta d'andar sola con lui in un pallone in mezzo agli astri.

— Io no, — rispose, — avrei paura.

Rimase avvilito e non parlò più per tutta la sera.

Un'altra volta la prese per un braccio per farla sedere sopra una panca in un boschetto appartato, ed essa scappò via in modo un po' dispettoso. Egli se ne risentì e scrisse un biglietto per congedarsi, ciò che mise la rivoluzione nell'anima delle zie.

— Ecco, — dicevano, — non sei stata gentile e l'hai disgustato, non troverai più un partito come quello, bisogna non lasciarlo partire.

Veramente, anche a Fania, che aveva preso l'abitudine di vederlo tutti i giorni, rincresceva che la loro amicizia venisse troncata così bruscamente, ma non sarebbe mai andata a pregarlo per farlo rimanere.

Come avvenne? non lo sapeva, ma per caso s'incontrarono alla Posta; si salutarono, si scambiarono qualche parola e la conclusione fu, che il signor Zuccoli non partì più per quel giorno, e dopo due settimane partirono tutti insieme, e la piccola Fania si trovò fidanzata al signor Cristoforo.