— Me n'ero dimenticata.
Improvvisavano un pranzo alla meglio con delle uova, salato e formaggio, ed erano allegri come se si trattasse d'una scampagnata. Ma quel dover tutti i giorni pensare alle cose domestiche ed ordinare il pranzo, le dava noia e si sfogava a sgridare la cuoca, finchè questa fu abbastanza intelligente per capire che dovea pensar a tutto da sè e fare un po' da padrona, senza aspettare gli ordini di nessuno; e Fania fu contenta di non aver bisogno di seccarsi per cose così prosaiche; se poi il pranzo non era servito in tutto punto e non riusciva molto economico, non le premeva, non voleva pensare a miserie nei primi tempi del matrimonio. Poi ebbe un periodo in cui fu indisposta e non usciva più di casa, e passava le giornate sdraiata su una poltrona, e si annoiava che il marito fosse tutto il giorno colle sue macchine e non venisse a tenerle compagnia; essa decisamente si era sognata che il matrimonio fosse tutt'altra cosa.
Quando le nacque una bella bimba, volle allevarla da sè, nell'entusiasmo del primo momento, le pareva una bambolina che le servisse di giocattolo, ma dopo tre mesi la sua salute si era rinvigorita, la vita le era tornata snella ed elegante, e ricominciò ad uscire per andar dalla sarta per vestir bene e godere la primavera che s'annunziava piena di tepori e di profumi. Affidava la piccola Mimì alla bambinaia; le raccomandava di farle succhiare il latte dalla bottiglia perchè non piangesse, e via spensieratamente a girare per la città, o a far visite, o nelle botteghe a comprare cianciafruscole, e alla passeggiata dove spesso si trovava col cugino Giacomino, e si godeva un mondo a chiacchierare con lui, come se fosse ritornata fanciulla.
Non tornava a casa che all'ora del pranzo, e qualche volta trovava Mimì in lagrime fra le braccia del marito che non sapeva più cosa inventare per farla tacere. E sì che aveva fabbricato dei fantocci che giuocavano con palle d'oro, ed erano una meraviglia.
— Perchè non vieni mai a casa? — le diceva il marito.
Ed essa trovava una scusa o l'altra, e spesso incolpava l'orologio che non ne aveva nessuna colpa; poi faceva qualche moina a Cristoforo, il quale non aveva il coraggio di tenerle il broncio, perchè amava la sua piccola moglie, che non era buona a nulla, ma pareva un uccellino e gli rallegrava la casa.
Però qualche volta, mentre era occupato a fabbricare le sue piccole macchine, fantasticava su quello che potesse fare sua moglie tutto il giorno fuori di casa, e se ne impensieriva e avrebbe pagato una bella somma per sapere in che modo Fania passasse tante e tante ore al punto di rientrare sempre in ritardo.
Non poteva pensar male perchè era così bimba, così ingenua, ma intanto avrebbe voluto sapere, per soddisfare la sua curiosità.
E perchè non poteva col suo ingegno fabbricare una macchinetta rivelatrice che potesse rivelargli almeno i discorsi che la moglie faceva fuori di casa? Appena questo pensiero si formò nel suo cervello, si mise subito all'opera e misteriosamente, senza dir nulla, in poche settimane riuscì a fabbricare un gingillo grazioso che offerse in dono alla moglie, un giorno che appunto era venuta a salutarlo prima di uscire, tutta elegante con un costume di panno nero che le modellava la vita sottile, e un cappellino color papavero che le incorniciava la faccia.