— Caro il mio mago, il mio Cristoforo, quanto sei buono! — disse gettandogli le braccia al collo. — E pensare che non me n'ero mai accorta del genio che avevo per marito!... ci voleva proprio il gioiello rivelatore!...
[FOSFORESCENZE.]
I.
In quella giornata afosa di luglio l'antico palazzo Grimani situato in una delle vie meno frequentate di Vicenza, pareva deserto e addormentato.
Le finestre che davano sulla strada erano chiuse ermeticamente, l'erba cresceva tra i sassi nel vasto cortile, nel giardino abbandonato le piante piegavano i rami avvizziti e la fontana di marmo annerita dal tempo non mandava più un filo d'acqua, come se la sorgente fosse rimasta esausta per sempre.
Soltanto quattro finestre al primo piano verso il giardino, aperte e riparate da tende color ruggine, mostravano che il palazzo non era del tutto disabitato. Difatti in una vasta sala, ridotta ad uso di laboratorio, il professore Giulio Grimani osservava attentamente un oggetto posto sotto alla lente di un microscopio.