Dalla finestra spalancata entrava una brezza refrigerante e le stelle tremolavano come punti luminosi nella vôlta scura del cielo.

Ad un tratto Lodovico abbracciò Valentina, e disse:

— Devo andare, procura di riposare, e pensa a cose liete.

— Dimmi almeno che cosa ti senti, — chiese Valentina. — Sai che devo essere la tua medichessa.

— Ora non è nulla, soltanto un sonno invincibile, un peso che mi opprime il cervello. Devo coricarmi, non inquietarti, domani mi troverai bene come al solito. Va a dormire, non pensare a me; te ne prego, — e uscì in fretta, lasciando la sposa sola, in faccia alla notte profonda, in quella camera color di rosa dove i fiori impallidivano nei vasi, e il letto bianco adorno di merletti sembrava stendere le braccia e invitarla al riposo.

Ebbe un momento di sgomento; il primo in tutta la giornata; l'opprimeva il silenzio che la circondava, il non udire più la voce di Lodovico, il trovarsi in quella stanza sconosciuta, che non aveva per lei alcun ricordo, e la sua situazione nuova, straordinaria, di esser sola, abbandonata nella prima notte del matrimonio. Si sedette sopra una poltrona e prese in mano un libro per togliersi dai pensieri che l'opprimevano; non potè leggere nemmeno una riga; lo chiuse; la stanchezza l'assalse, e parve assopirsi; ma tutto ad un tratto un urlo, che veniva dalla stanza vicina, la riscosse; s'alzò di scatto, aperse l'uscio e sollevò la portiera che la divideva dalla camera di Lodovico.

Una lampada velata mandava dalla vôlta una luce tenue, quasi crepuscolare. Lodovico si dibatteva sul letto come un indemoniato, aveva la faccia sconvolta, e gli occhi che sembrava gli uscissero dall'orbita, pareva lottasse con un nemico formidabile, invisibile, i suoi muscoli erano tesi come per uno sforzo sovrumano, poi cessarono i movimenti convulsi e incominciò a gemere e ad urlare come una belva.

Valentina stava ritta sulla soglia, incerta; avrebbe voluto avvicinarsi al letto per tentare di calmarlo, ma rammentò la proibizione avuta. Fremeva nel veder il suo Lodovico così trasfigurato, e di trovarsi impotente a recargli sollievo. Lo chiamò ad alta voce, non rispose, fece solo un movimento impercettibile.

Ad un tratto la voce di Lodovico echeggiò nel silenzio della notte, disse parole interrotte, sconnesse, pareva che vaneggiasse, anche la sua voce pareva mutata.