— Sì, — rispose, — penso che tutto finisce e dopo tanti mesi, un lavoro piacevole e tanto utile sarà interrotto per non essere forse ripreso mai più.

— E perchè? — disse Grimani; — avete così tristi presagi? Ora bisogna terminare il nostro lavoro sulle mosche e provare come esse siano il veicolo di tutte le malattie infettive che travagliano l'umanità.

— E poi vengono le vacanze e andrete lontano a raccogliere nuovi materiali per lo studio.

— Senza di voi! — esclamò Grimani, — è impossibile; ho bisogno di aiuto, mi avete abituato male, non ho più pazienza per certe minuzie.

Infatti Marcella era diventata il suo braccio destro, nessun assistente aveva saputo essergli tanto utile come quella fanciulla modesta e paziente, che una volta entrata nel suo laboratorio aveva preso per sè la parte più noiosa; lavoratrice infaticabile, lo seguiva nelle ricerche con ansietà, s'immedesimava del pensiero di lui, capiva a volo quello che desiderava, pronta a servirlo, a rendergli facili gli esperimenti provando, riprovando, quando non riuscivano subito. Egli sentiva che aveva bisogno di lei come dell'aria che respirava.

Vi fu qualche minuto di silenzio. Marcella porgeva i vetrini al professore ed egli li osservava al microscopio macchinalmente, ma i loro pensieri erano lontani dal lavoro.

Dopo qualche minuto di silenzio, Marcella disse:

— E l'anno venturo avrà ancora bisogno di me?

— Ma certo, sempre, non posso fare da solo, sono stanco, mi sento vecchio, — e sì dicendo si staccò dal microscopio e si lasciò cadere con abbandono sulla poltrona che stava dietro a lui.