Marcella lo guardò coi suoi occhi sereni e penetranti, e non disse nulla.

— Non so che cosa succeda in me, — riprese il professore, — ma mi sento nervoso, ho le idee confuse ed io che voglio trovare la ragione di tutte le cose, che pretendo d'indagare i misteri della natura, non capisco più me stesso e sono avvilito.

— Lavora troppo, — disse Marcella, — questo caldo snerva. Ha bisogno di riposo.

— Sì, sì, riposerò, dirò addio ai miei esperimenti, andrò lontano, ma non solo; partiremo assieme, — soggiunse il professore con accento risoluto.

Marcella non disse nulla e alzò gli occhi increduli.

— Che c'è di male? — riprese il professore, — è una cosa tanto straordinaria viaggiare col proprio assistente?

— Non sarebbe una cosa nuova, ma è impossibile, — disse Marcella. — Fuori del laboratorio, non sono che una donna, bersaglio alle chiacchiere ed ai pregiudizii del mondo.

— Il mondo, il mondo, — borbottò Grimani, — c'è un modo di accomodare ogni cosa, — disse battendo le mani come se avesse fatto una scoperta interessante, — sposiamoci.

Marcella gli diede un'occhiata, si fece rossa in volto e non rispose.

— Non è una cosa possibile? — riprese il professore, — sono forse troppo vecchio?