Il professore pare ringiovanito, si muove in fretta, i suoi occhi mandano lampi attraverso le lenti degli occhiali, lavora, lavora per terminar presto e pensare poi al matrimonio.
Marcella è più pronta ad apprestare i vetri e porgerli al compagno, ha i movimenti più rapidi, la faccia sorridente, e malgrado il caldo si sentono entrambi dominati dalla febbre del lavoro.
In qualche momento di sosta, Grimani ha delle distrazioni, come non ha avuto mai, si sorprende ad osservare i capelli dorati che incorniciano la fronte di Marcella come un'aureola e li trova più interessanti dei microbi che attendono sotto le lenti del microscopio. Egli che non aveva mai pensato alla donna che come ad un animale grazioso ed inutile, confessa d'essersi ingannato e lo trova, invece, l'essere più bello della terra, che merita d'esser studiato, non solo nell'apparenza esteriore, ma nella parte più misteriosa del suo spirito; soltanto in quel momento capiva che esiste al mondo qualche cosa all'infuori dello studio e della scienza, capace di produrre delle sensazioni sconosciute e di dare all'organismo un senso di ebbrezza delizioso.
Avrebbe voluto far qualche cosa per la fanciulla modesta e devota che viveva rinchiusa nel cupo laboratorio, lo aiutava nei lavori faticosi, ne prendeva per sè la parte più uggiosa, lasciando a lui tutta la gloria.
Qualche momento, stanchi dall'intenso lavoro e dal caldo opprimente, si alzavano e tenendosi per mano andavano girando per le sale del palazzo.
— Andiamo a vedere, — diceva il professore, — bisognerà ben riordinare la vecchia casa perchè sia degna d'accogliere la giovane sposa.
Marcella rispondeva sorridendo.
— Le vecchie case sono sacre, serbano l'impronta delle generazioni che ci hanno preceduto, e mi sembrano più ospitali. Ma noi abbiamo bisogni e gusti diversi dai nostri antenati, — diceva Grimani.
Traversavano androni cupi dove si ripercuoteva l'eco dei loro passi, sale abbandonate, dalle vôlte delle quali pendevano le ragnatele, si soffermavano davanti alle pareti adorne di affreschi mezzo scrostati dal tempo che rivelavano qualche maestro del rinascimento.
— Non vedi che disordine, — disse un giorno Giulio, — bisognerà ritoccar tutto.