— Sarebbe una profanazione, — rispose Marcella, — e poi a che cosa servirebbero queste immense sale? si chiude tutto, il laboratorio sarà il nostro regno.
Poi andarono nella parte più abitata della casa e Marcella destinò una grande camera con alcova per camera da letto, un'altra coi palchetti di legno scolpito per camera da pranzo e:
— Qui, — disse entrando in un gabinetto pieno d'aria e di sole, — metterò i miei libri, i miei amici fedeli.
— E il salotto da ricevere? — chiese il professore.
Marcella si mise a ridere.
Chi mai doveva ricevere? E poi non bastava il suo studiolo?
Si rimettevano al lavoro, riposati da quella corsa attraverso la casa e ogni tanto l'interrompevano per parlare della loro vita passata.
Il professore diceva che la sua aspirazione era sempre stata di scrutare i misteri della natura, aveva dovuto lottare col padre che desiderava si fosse dedicato all'industria come suo fratello Paolo, il quale si era arricchito e viveva a Milano con un figliuolo, unica sua consolazione dopo che era rimasto vedovo.
— È stato tanto contento quando ha inteso del mio matrimonio, — disse. — Era il suo desiderio che venisse una giovane sposa a popolare la vecchia casa paterna.