Marcella invece gli narrava le lotte per poter applicarsi agli studii pei quali tutte le donne avevano trovato tante ostilità, prima in famiglia e poi a scuola; e lei rimasta padrona di sè vi si era attaccata come ad un rifugio per non pensare alla sua vita triste e solitaria.

— Guai se non avesse trovato un valido aiuto nel suo maestro, — soggiunse guardando il professore.

Ogni tanto egli le chiedeva se non era pentita d'averlo accettato per compagno della vita.

Ed essa gli diceva che era così felice che non poteva ancora credere a tanta fortuna.

Era stato come un raggio di sole, nella sua vita, unirsi all'uomo che riguardava con tanta riverenza, al suo professore: come avrebbe voluto aiutarlo, come si sentiva di amarlo!

Poi parlarono dell'avvenire: dovevano sposarsi tranquillamente, senza far rumore, e dar spettacolo agli indifferenti: prima sarebbero andati in qualche angolo tranquillo e solitario in mezzo alla natura selvaggia, poi in riva al mare dove la notte si vede illuminata da animali fosforescenti; dovevano nei primi tempi del loro matrimonio dare il bando agli insetti schifosi come le mosche e dedicarsi all'osservazione degli animali luminosi, doveva essere un periodo fosforescente anche nei loro studî.

Ogni giorno si rassomigliava in quel periodo, ma erano tanto contenti, e l'ora del tramonto li sorprendeva sempre negli stessi lieti propositi per l'avvenire.

III.

Il matrimonio avvenne come avevano destinato: senza feste, senza inviti, accompagnati soltanto dalla folla degli indifferenti; andarono a nascondere la loro felicità in mezzo alla natura selvaggia, e il palazzo Grimani rimase chiuso e completamente disabitato.

Vissero, per molti giorni, una vita di sogno. Il professore dimenticava le aspirazioni scientifiche, nella gioia di possedere quella fanciulla buona, intelligente e bella, colle guance rosee e gli occhi neri espressivi, ch'egli non si saziava mai di contemplare.