— Sono per il mio bimbo, e voglio farli io stessa, sarei gelosa che se ne incaricasse un'altra donna, ma non temere, ti aiuterò e questo lavoro mi terrà compagnia quando andrai a Padova a fare le tue lezioni.
E così Marcella passò l'inverno alternando i lavori d'ago agli studii sulla fosforescenza ed era un po' spoetizzata nel vedere che spesso l'origine delle onde luminose, che avevano reso sfolgoreggianti le notti del loro viaggio, non erano altro che residui in putrefazione: un tal pensiero quasi la disgustava.
Ma ad interrompere le ricerche scientifiche venne un personaggio importante, che fu un vero raggio di sole per Marcella, a riempire di grida la vecchia casa. Lo chiamarono Aurelio per dargli un nome luminoso come gli studii prediletti in quel tempo dal professore.
Marcella volle nutrire il piccolo Aurelio col proprio latte, e nel laboratorio si vide uno spettacolo nuovo; una piccola culla di vimini, imbottita di penne soffici come un nido in mezzo alla grande tavola, fra le fiale di vetro, i liquidi coloranti e le culture di microbi.
E Marcella su e giù sempre in moto, ora occupandosi del marito, ora del bimbo, si faceva in due per non perder tempo e badare a tutto.
Le rincresceva che il marito si curasse poco del bambino, e lo chiamava un padre snaturato; ma egli non aveva tempo di andare in estasi per un essere che non capiva nulla e non faceva che miagolare come un gattino.
Il fatto sta ch'era sulla via d'una nuova scoperta e non voleva distogliere l'attenzione dalle sue esperienze.
Ne parlava colla moglie spiegandole le sue speranze, ma essa lo ascoltava distrattamente, pensando che un sorriso del suo bimbo valeva più di tutte le scoperte del mondo intero.
Il giorno che l'udì balbettare la prima parola, non potè trattenere la gioia e corse a comunicare la grande notizia al marito; ma lui aveva altro da fare che occuparsi di Aurelio; appunto in quel giorno, aveva ottenuto un risultato insperato, l'ipotesi s'era mutata in certezza, la luminosità d'alcuni animali altro non era che una schiera di microbi fosforescenti che avevano preso dimora nel loro fisico; ed egli volea studiarli, per aggiunger nuove conquiste alla scienza.
— Pensa, — disse alla moglie nel suo entusiasmo, — pensa alla gioia di poter illuminare il corpo umano e renderlo trasparente; nulla allora sfuggirà all'occhio attento dello scienziato, e finalmente la medicina sarà una scienza esatta, perchè si potrà vedere come agisca la macchina interna ed ogni piccolo guasto ci sarà rivelato con precisione.