— Siete semplicemente nel laboratorio sperimentale d'un insegnante che cerca di scoprire il meccanismo della vita e, qualche volta, ci riesce perchè ha un'assistente impareggiabile, — disse Grimani, guardando sorridente Marcella, poi soggiunse: — Ora venite con me, che è tempo vi presenti alla spicciolata i miei personaggi principali, — e, fatti entrare gli amici in una stanza accanto e sedere intorno ad una tavola, vi pose sopra alcuni ranocchi luminosi. — Ecco l'animale che pare destinato a servire la scienza meglio di qualunque altro; ha incominciato ad essere il collaboratore del grande Galvani, ed ora continua il suo cammino glorioso; nessun animale inoculato coi miei microbi, mi ha dato risultati migliori.
Infatti la pelle sottile di quelle rane irradiava una luce così intensa come se dentro ci fosse una fiammella elettrica, e osservando attentamente, si poteva distinguere tutti i movimenti interni del piccolo animale, i battiti del cuore, il sangue trascorrere nelle vene e il nutrimento attraverso il corpo, e quando l'animale era stuzzicato o tormentato, mandava raggi più vibrati, e tutti quei professori si strappavano di mano quelle piccole bestie per osservarle, come i fanciulli fanno coi balocchi.
Grimani mostrò poi delle cavie, dei conigli che non mandavano una luce intensa, ma una pallida fosforescenza, e soltanto negli occhi avevano due lucenti scintille; piacque molto un porcellino da latte che dava una luce rosea, e finalmente il professore versò e dispose sulla tavola una sostanza simile a un fiume d'oro e d'argento: sembravano raggi usciti dal sole e dalla luna che illuminassero la piccola stanza e le persone con riflessi insoliti e abbaglianti.
Il professore spiegò che tutto quel bagliore era effetto della putrefazione di alcuni animali ch'egli si era divertito ad ottenere in grande quantità, e mostrò come nei profondi abissi del mare, la vita, la morte e la dissoluzione si congiungano assieme per renderli luminosi.
I colleghi si congratularono con Grimani degli esperimenti, e, risaliti in casa, pensavano alle applicazioni utili di quella scoperta.
— Bisogna tentare sull'uomo, — disse Grimani, — e rendere il corpo luminoso senza bisogno di raggi X e di altri sistemi incompleti, e leggervi come in un libro aperto.
E regalò ai colleghi dei tubetti con culture di microbi luminosi perchè li facessero sperimentare nelle cliniche, mentre egli s'ingegnava di fare altrettanto, ed aveva fede che da tanti bagliori, potesse risultare un po' di luce a beneficio dell'umanità sofferente.
VI.
Tutti i giornali parlavano della scoperta del professore Grimani, traendone lieti pronostici.
Egli era contento del modo con cui era stata accolta e dai colleghi e dal pubblico, e s'aspettava ben altro effetto che non fosse quello d'una semplice curiosità.