Aveva già fatto esperimenti sui malati negli ospedali, ma sul principio con pochi risultati pratici. Lo scheletro impediva la trasparenza, e soltanto nell'addome e nello stomaco, s'era ottenuto qualche effetto, ma poi per poter conoscere bene il funzionamento dell'organismo, bisognava far prove nelle persone sane, e nessuno voleva sottomettersi ad esperimenti di quel genere.
Grimani non si perdeva di coraggio: riuscire nella sua impresa era addirittura per lui una specie di fissazione; le difficoltà, invece di scoraggiarlo, gli davano un nuovo ardire; non solo voleva riuscire a leggere nel corpo umano, ma bensì a scoprire i movimenti del cervello.
L'ostacolo era la calotta cranica che avrebbe impedito il passaggio della luce, ma nella prima età non è del tutto rinchiusa, ed egli pensò che aveva il mezzo di continuare i suoi studi senza uscire dalla sua casa; non aveva il suo bambino? Non era suo figlio? Non era padrone di servirsene per i suoi esperimenti, non recandogli alcun danno? e l'avrebbe subito tentato se non avesse temuto di dispiacere a Marcella che non voleva si toccasse il suo figliuolo.
Una volta entrata quell'idea nel suo cervello, non ebbe più pace, amava la scienza più di tutto, e a questa doveva sacrificare tutto.
Incominciò allora una serie di sotterfugi per far le cose in modo che Marcella non avesse alcun sospetto; mostrò di occuparsi di più del suo bambino, lo teneva in braccio spesso e lo faceva giocherellare, interessandosi a' suoi progressi, tanto che Marcella ne era sorpresa, ma nello stesso tempo contenta che il marito si compiacesse delle grazie del figliuolo.
Per molto tempo si contentò di servirsene di trastullo, ma un giorno che Marcella era fuori di casa, si decise al gran passo e inoculò nelle vene del figlio i microbi luminosi.
Non fu senza inquietudine, a dire il vero; ad ogni grido del fanciullo, tremava che si sentisse male; la notte si alzava per andare ad osservarlo, al punto che la moglie gli diceva che se prima non si occupava di Aurelio, ora poi esagerava, e temeva in cuor suo che il troppo lavoro gli avesse prodotto un po' di squilibrio nel cervello.
Intanto Aurelio mangiava e saltava, ed era allegro; il professore continuava ad inoculargli segretamente i microbi e a metterglieli nel latte che doveva servirgli di nutrimento; secondo i suoi calcoli, fra poco tempo dovevano produrre il loro effetto, e non cessava intanto di osservarlo.
Una sera Marcella entrò per caso al buio in camera d'Aurelio, e fu colpita nel vedere un'aureola luminosa che aveva intorno al capo e lo faceva apparire come il bambino Gesù e gli angeli dipinti nelle chiese.