Le si avvicinò timido e trepidante e le posò dolcemente la mano sulla spalla. Ella lo guardò rassicurandolo.
— Non ti faccio orrore? — le disse, — hai assistito a tutto, ti ho sentito vicino a me.
— Mi hai sentito davvero? Allora il male non è tanto grave, — disse Valentina, — io voglio salvarti. Qui, vicino a me, devi raccontarmi tutto come ad un medico.
— Interrogami.
— Quando il male ti assale, perdi la coscienza? non senti nulla di quello che accade intorno a te?
— Io sento tutto come in un sogno, ma una volontà più forte della mia mi spinge a fare dei movimenti involontari, a dire quello che non penso; è un incubo che m'assale col quale io lotto invano; è più forte di me; questa notte tu mi hai chiamato, ho udito la tua voce, ma mi era impossibile rispondere, mi parea che venisse da molto lontano; la scena di sangue che racconto, la vedo come in uno specchio, vorrei salvare le vittime, ma non posso; una mano di ferro mi trattiene, so che sono nella mia camera, e vedo un altro ambiente, mi par d'essere in un altro mondo, eppure mi sento vivo perchè soffro, e assai crudelmente soffro; guai se penso a quelle ore terribili.
— Non temere, — disse Valentina, — ti guarirò; dimmi, hai mai assistito da bambino ad un fatto tragico come quello che vedi nella tua fantasia?
— Mai! Ho vissuto sempre lontano dalle lotte del mondo, e la mia giovinezza fu calma.
— E quando hai cominciato ad avere le terribili visioni?
— Ero nervoso fin da bambino; la notte mi svegliavo di soprassalto e facevo sogni spaventosi. Dicevano che cogli anni sarei stato più forte, invece con me crebbe il mio male ed ora hai veduto tu stessa quanto io soffro.