E da quel giorno non ebbero più quiete, fecero visitare Enrico da medici e professori, e tutti trovarono il punto nero. Chi diceva una cosa, chi un'altra, forse era nulla, un ingorgo al polmone con un po' di congestione: chi suggeriva un rimedio, chi un altro, cose da far perdere la testa.
Paolo non sapeva più che pensare, ma il dubbio gli era penetrato nell'animo e non poteva darsi pace.
Il professore sentiva rimorso d'essere stato causa di quel dolore, e cupo, accigliato, non faceva più alcun esperimento e odiava i microbi, causa di tutti i suoi dispiaceri.
— Come, non vuoi più inocularmi i tuoi microbi? — diceva Enrico.
— Non ne voglio più sapere. Li odio, voglio gettarli nel pozzo.
— Allora inquineranno l'acqua e diventeremo tutti trasparenti, — disse Enrico. — Mi rincrescerebbe, vorrei io solo aver questo privilegio.
— Non l'avrà più nessuno, — disse Grimani. — A morte, a morte!
Sì dicendo, fece una fiammata sul camino e vi gettò tutte le culture dei microbi.
Fu un attimo; nè Paolo nè Enrico riuscirono a salvarne nemmeno un tubetto.