— Sentiamo questo caso strano; — dissero in coro tutti gli amici; e soggiunsero vedendolo titubante: — Fuori infuria la bufera e in questo tepore, raccolti intorno alla tavola con una tazza di moka davanti e una sigaretta in mano, sarà un vero godimento ascoltare una storia curiosa, narrata nel modo squisito ed elegante come tu solo sai fare.
— Non ho bisogno di queste lusinghe, — disse de Roberti, — ma sarò compiacente e vi racconterò la mia storia che forse potrà interessarvi; in ogni caso, mi farà bene vuotare il sacco e resterò più leggero; solo mi permetterete di non dirvi il nome dei miei personaggi per non tradire il segreto professionale.
Rimase qualche istante assorto come per raccogliere le idee e incominciò:
«— Era un pomeriggio di primavera, una di quelle giornate tepide, piene di profumi e d'incanti, che invitano a correre all'aperto a prendere un bagno d'aria e di sole, e riesce d'immenso sacrificio quel doversene star rinchiusi fra quattro mura a udire il racconto di tanti mali che tormentano l'umanità. Erano sfilati davanti a me un bel numero di pazienti, altri erano ad attendere nella sala d'aspetto, ma mi sentivo stanco, provavo un desiderio prepotente di andare a passeggio e avevo deciso di non ricevere più nessuno, quando il mio cameriere mi disse che una signora insisteva per essere ricevuta.
«— Ritorni domani, — diss'io.
«— Non vuole andarsene, — disse il cameriere, — ha detto che si sbrigherà presto; poi è tanto carina, — soggiunse.
«Pensai che forse gli aveva dato una grossa mancia; non mi sentivo più la forza di oppormi e dissi: — Falla entrare; — tanto è vero che qualche volta, quando si è stanchi, ci si lascia suggestionare anche dal cameriere.
«Era una signora giovane, elegantissima, ben proporzionata nella persona, cogli occhi neri, profondi e la bocca piccola, sorridente, ma in fondo a quello sguardo acuto e a quel sorriso c'era qualche cosa di così triste che inspirava ad un tempo simpatia e compassione. Essa mi porse la mano dicendomi: