«Da quel momento la mia ammalata incominciò ad interessarmi e dimenticai il tepore primaverile e i campi in fiore per dedicarmi a quell'essere grazioso che mi si presentava tanto diverso dagli altri.

«— Scusate, — le dissi tutto confuso, — non vi conoscevo, ora vi siete rivelata e vi credo; potete continuare.

«— Ecco, — rispose, — appena voi mi avete toccato la mano e un pensiero si è formato nella vostra mente, esso si è riflesso nella mia come in uno specchio, e così avviene sempre e con tutti, e ciò forma la mia infelicità, perchè so con certezza matematica che non ho un amico sincero.

«— Veri amici non se ne trovano tanto spesso, — io dissi, — ma siete bella, giovane, ne incontrerete certo sul vostro cammino, e più fortunata d'ogni altra potrete conoscere a fondo il loro cuore e il loro pensiero.

«Scosse il capo malinconicamente e rispose:

«— Ho avuto una sola vera affezione nella mia vita, mia madre! Se sapeste come ero felice in quel tempo! Sapevo che il suo cuore era tutto per me, ero la sola sua preoccupazione, il suo unico pensiero, non viveva che per farmi lieta, per circondarmi di tutte le comodità della vita, essa accumulava denaro per lasciarmi ricca, s'impensieriva se una nube passava sulla mia fronte. Non vi posso descriver le mie sofferenze quando la vidi ammalata, lo strazio che provavo ogni volta stringendo la mano del dottore che la curava, sapendo che non c'era più speranza di salvarla, come mi faceva credere colle parole che mentivano pietosamente. E poi quando tutto fu finito e rimasi sola al mondo, senza fede, senza illusioni e senza amici, quale sciagura!

«Essa aveva le lagrime agli occhi; io cercavo di consolarla facendole intravvedere un avvenire più lieto, quando forse un cuore affettuoso l'avrebbe compensata della materna affezione perduta per sempre.

«— Per un momento l'ho creduto anch'io, — disse, — ma mi sono ingannata. Incontrai un giovane che chiese la mia mano; pareva sincero, mi era simpatico e l'avevo accettato perchè troppo penosa mi riusciva la solitudine. Che disillusione! mentre mi teneva per mano e le sue labbra mi dicevano parole d'amore, la sua mente pensava al modo d'impiegare le mie ricchezze, egli meditava di vendere la casa dei miei avi, di mutar tutto quello che aveva per me la religione delle memorie, voleva darsi a speculazioni azzardose, farmi cambiar metodo di vita e consuetudini, e mai nessun pensiero gentile al mio indirizzo, parole, soltanto parole per nascondere il vuoto dei suoi sentimenti.

«Come potete credere, mandai tutto a monte e così ebbi la soddisfazione di guastare i suoi piani, ma che mi giovò? Sono stanca della vita e venni appunto a voi per trovar rimedio alle mie sofferenze.

«— Bisognerebbe che mutassi la vostra natura, — diss'io, — prendendole la mano, — e la vostra stessa sensibilità, quella che vi e cagione di tali sofferenze e disinganni, vi colloca fra le persone privilegiate; non posso che offrirvi la mia amicizia; e questa è sincera e senza secondi fini; vi permetto di leggere liberamente nel mio pensiero, — dissi, porgendole la mano.