Dopo qualche minuto il dottore riprese:
«— Vi confesso che penso all'amicizia di quella donna con sincero rimpianto, passai con lei ore veramente deliziose e interessanti — non sorridete, fu un'amicizia pura, senz'ombra di sottintesi, eccezionale come la persona che la inspirava. — Vi dirò anche che quella sua chiaroveggenza mi metteva sgomento, dovevo fare uno sforzo per padroneggiare i miei pensieri e disciplinarli, e quantunque mi accogliesse con festa e mi trovassi molto bene nella sua compagnia, non potevo prolungar troppo le mie visite. Andavo generalmente di sera, quando era sola, essa si confidava a me interamente e ascoltava i miei consigli. Era invero un essere eccezionale, degna d'essere studiata, i suoi sensi erano acutissimi e raffinati, indovinava con uno sguardo il carattere d'una persona, coll'aiuto del tatto, leggeva nel cervello altrui come in un libro aperto, pareva un essere fatto per un altro mondo, dove dovesse regnare la sincerità. È certo che in mezzo a noi, abituati a nascondere la verità coll'artificio della parola, si trovava a disagio, soffriva continuamente nell'intimo del suo animo, e quei patimenti si ripercuotevano anche sul suo fisico alquanto delicato, e se io non le avessi dato delle norme di vita per poter lottare contro le pene dello spirito, avrebbe perduto la salute. Non la curavo con farmachi inutili; nemmeno gli anestetici riuscivano a diminuire quella morbosa sensibilità; mi preoccupavo soltanto dello spirito, la consigliavo a mutar spesso luoghi e conoscenti: infatti in ogni nuova persona che avvicinava, avea l'illusione di aver trovato un'anima sorella, ed era tutta piena di speranza, ma quando leggeva nel pensiero della nuova amica, e ne approfondiva i sentimenti, era una nuova delusione, e soleva dire, che sempre più si persuadeva che nel mondo tutto è ignobile e interessato, si spera che quelli che ci avvicinano siano diversi dagli altri, s'incomincia ad amarli e il disinganno riesce più doloroso.
«Aveva momenti di scoraggiamento e di misantropia ch'io dovevo combattere con tutte le mie forze, trovando pericolosa quella tendenza alla solitudine che nel suo stato d'animo avrebbe potuto condurla alla lipemania.
«Cercavo di far sorgere in lei ogni tanto un interesse nuovo per distrarla. Ora le consigliavo di leggere dei libri serii ch'erano i migliori amici, i soli che non tradiscono mai, oppure la spingevo a fare delle escursioni alpestri nelle quali l'animo si ritempra al contatto colla natura selvaggia, suscitavo nel suo spirito la passione per le arti, per lo sport, per le scoperte scientifiche, e la trattavo come una bimba che ha bisogno continuamente d'un nuovo divertimento.
«Mi era riconoscente, diceva che ero la sola persona che le volesse un po' di bene, il suo solo amico; leggeva nel mio interno e, secondo lei, ero un uomo perfetto; mi diceva generoso, buono, indulgente, dedito solo alla scienza e al bene dell'umanità, e tante altre cose che facevanmi temere che leggesse nel mio pensiero con lenti d'ingrandimento.»
I suoi ascoltatori protestarono, ma egli senza interrompere il suo racconto continuò:
«Sta il fatto che ero il suo confidente e quella fanciulla m'interessava ogni giorno di più. Era straordinaria; peccato che non si prestava volentieri a lasciarsi studiare e che nell'interesse ch'io prendevo per la sua persona, nel godimento della sua piacevole conversazione, dimenticavo la scienza e la mia professione e mi lasciavo cullare dall'incanto di quella voce insinuante.
«Non veniva a casa mia che raramente, quando aveva qualche cosa da chiedermi, ed era un po' di tempo che non andavo a vederla.
«Un giorno capitò da me improvvisamente come una bomba. Non aveva la sua solita faccia serena, ma era confusa, incerta come chi non sa incominciare un discorso.
«Io la guardai un po' sorpreso e inquieto.