— Diteci tutto quello che sapete del nonno, — supplicò Lodovico, — è per me una cosa molto importante, più di quello che pensate.
— Si chiamava Lodovico anche lui, — rispose la vecchia, — avea un carattere impetuoso e una testa un po' esaltata. L'Italia era la sua idea fissa; tutto ha sacrificato per vederla libera. Anch'io ero italiana nell'anima e fremevo di vedere gli austriaci padroni della mia città, ma ero più ragionevole. Che cosa potevamo fare, se loro avevano soldati, fucili, cannoni, e noi nulla? Bisognava aspettare gli eventi e fidare nella nostra stella; ma mio fratello voleva agire, muoversi, era capo d'un comitato, andava in Piemonte continuamente a parlamentare coi capi, coi ministri; una volta fu anche ricevuto da Carlo Alberto, a cui portava messaggi; non poteva star mai tranquillo. Io vivevo sempre trepidante, temevo che lo scoprissero e lo fucilassero; che tempi erano quelli! Non avevo pace.
— E la nonna che cosa faceva, ve la rammentate?
— Se la rammento! Mi par di vederla, la piccola Elisa; era molto bellina, pareva una statuetta di Sassonia, e poi vispa, irrequieta come un uccello. Quella donna è stata il capriccio di Lodovico; volle sposarla ad ogni costo e non era donna per lui; nata a Venezia, qui si trovava a disagio, non capiva nulla di patriottismo e di politica; era giovane, bella e voleva godere la vita; forse non aveva torto; ora la vedo con occhi più indulgenti, allora, però, in quel tempo, non la potevo sopportare, così leggera, spensierata e così lontana dalle idee del marito, e non le perdonavo di renderlo infelice. Quando le nacque una bimba, che fu poi la tua mamma, speravo che si calmasse; era come pretendere che un fiume rimontasse alla sorgente: appena fu possibile, riprese la vita di prima, diceva che era veneziana nell'anima, ed aveva bisogno di feste, di maschere e di cavalieri serventi.
— Ah, anche i cavalieri serventi? — chiese Valentina.
— Che volete? s'annoiava. Mi ricordo che una volta mio fratello mandò un giovane veneziano con istruzioni di mandarlo in Piemonte ad arruolarsi come soldato. Era un suo amico d'infanzia ed Elisa, invece di seguire la volontà del marito, pensò bene di tenerlo presso di sè, dicendo: — El xe un pecà che così belo el se fassa massar; el sarà el me cavalier servente!
— E poi? — chiese Valentina.
— Era un po' pazza, poveretta.
— E come ha finito? — chiese Lodovico.
— È morta, e molto giovane, — disse la vecchia; — come, non saprei, fu un mistero; mio fratello, sempre viaggiando per la causa italiana, stava dei mesi senza dar segno di vita, poi veniva in fretta a salutare la moglie e la bimba, e via di nuovo. Mia cognata aveva preso il suo partito, e si divertiva; si occupava del figurino della moda; aveva i cavalieri serventi come la sua mamma e la sua nonna, diceva lei; non pensava alla politica e alla guerra che per lagnarsi che non ci fossero spettacoli e divertimenti; non era certo un'eroina. Un giorno, verso la fine del '48, i piemontesi erano alle porte, tutto era pronto per fare la rivoluzione, non si aspettava che un segnale per agire, ma c'erano troppe spie, troppi soldati e si esitava; mio fratello venne in fretta, misteriosamente, poi scomparvero tutti: lui, mia cognata, la bimba e una vecchia fantesca. Non si sapeva dove se ne fossero andati, fui ansiosa per molto tempo, li ho creduti morti, poi ho saputo che soltanto Elisa era morta; poveretta! essa che amava tanto la vita....