— Devono essere trasformati in cantine, c'è un'osteria al piano terreno.
— Ma che idea vedere una casa che ha appartenuto a vostro nonno? — disse Giulia, — a che scopo?
— È un nostro segreto che vi spiegheremo; intanto è ora di salire.
— Ma a proposito, — disse Lodovico, indugiandosi sulla soglia, — la statua sopra la fontana?
— Madonna Verona? — chiese la vecchia.
— Sì; è sempre stata così colla corona d'oro sul capo?
— No, — disse Giulia, — al tempo degli austriaci aveva il capo incoronato di ferro. Abbiamo ancora una fotografia di quel tempo.... Eccola, — disse dopo aver cercato in un cassetto.
— Ah, bene! — esclamò Lodovico. — Precisamente come l'ho veduta in sogno, o in realtà non lo so, con quella posa identica, ritta, come a guardia della piazza, ma colla corona di ferro; quella corona d'oro m'imbarazzava; ora sono contento; buona notte.
Salì alle sue stanze coll'animo sollevato. Valentina aveva indovinato; in qualche angolo del suo cervello stavano nascoste imagini ereditate dagli avi; quella corona era una rivelazione. Se prima era incredulo, ora si sentiva impaziente di continuare le indagini, di visitare la casa degli avi, di sapere la verità.
Valentina invece esitava, temeva d'aver dato un'illusione che, rimanendo tale, avrebbe potuto peggiorare il male di Lodovico; è vero che esistevano fatti di persone, le quali potevano descriver paesi e cose che non avevano mai veduto, ma erano state famigliari ai loro genitori; aveva pure udito, colle sue orecchie, alcuni, sotto eccitamenti speciali, parlare una lingua ignota, ma conosciuta dai loro antenati.