Però sapeva di aver troppa facilità di accettare certi fatti non provati scientificamente, aveva la fantasia molto fervida, glielo diceva anche il suo professore quando la chiamava la romanziera della scienza, ed ora, ch'essa temeva d'essersi spinta troppo innanzi, e avrebbe voluto aspettare e godere la città nuova, ecco che suo marito era impaziente e voleva subito incominciare le sue ricerche. Era strano quello che accadeva nelle loro anime; le parti erano mutate: essa esitava, e invece Lodovico era pieno di fede e voleva agire. Il timore di lei veniva anche dal fatto, che in quel tempo nessun mutamento era avvenuto nel male di Lodovico, eppure aveva tentato tutti i rimedi suggeriti dalla scienza in simili casi. Aveva preparato colle sue mani delle pozioni calmanti di diverse specie, aveva variato le dosi, tentato di distrarre lo spirito di lui con racconti e letture interessanti nell'ora fatale; tutto era stato inutile.
In quel mese di matrimonio s'era abituata a quelle crisi, e le facevano meno impressione sapendo prima quello che doveva accadere; lo stava sempre ad assistere amorosamente, qualche volta lo copriva con un lenzuolo, che serviva a rendere i movimenti più calmi e gli urli meno sensibili, e in ogni caso non si udivano in lontananza, ed egli usciva meno stanco da quell'incubo.
Essa era molto scoraggiata, e quasi avrebbe voluto stare inerte ad aspettare gli eventi nel timore di perdere anche quel filo di speranza che le rimaneva, era in un periodo nel quale non aveva più fede nè in sè stessa nè nella scienza, e pareva invece che avesse trasfusa quella fede nell'animo di Lodovico. Nemmeno il nuovo ambiente e le nuove cose avevano avuto influenza sul suo male. Anche in quella prima notte che si trovavano nella città degli avi, il male lo assalse nell'ora fatale, e per la prima volta Valentina pianse trovandosi impotente a strapparlo all'incubo spaventoso.
V.
Dopo un sonno riconfortante, Valentina fu destata da un mormorìo indistinto che andava aumentando e pareva come se delle onde marine andassero ad infrangersi sugli scogli del lido. Un raggio di sole entrava dalle persiane e si rifletteva sulla parete disegnando strisce dorate.
Pensò che doveva esser tardi, scese dal letto, si vestì in fretta e aperse la finestra, impaziente di sapere da che cosa provenisse il rumore che l'aveva risvegliata dal sonno.
Un vero spettacolo festoso si presentò allo sguardo ammirato.
La piazza era piena di gente, come se fosse in aspettazione d'una festa. Sotto gli ombrelli giganteschi stavano disposte, con arte, le ceste di erbaggi tinte in tutte le sfumature di verde, da quello pallido e quasi latteo a quello forte come lo smeraldo; le carote, i pomidoro spiccavano nelle loro tinte calde, fra il verde; e i cavoli fiori giganteschi s'ammucchiavano negli angoli circondati da una corona di foglie protettrici. Le ceste di frutta estive invitavano i passanti a soffermarsi, i venditori si affaccendavano per attrarre l'attenzione dei compratori, e più di tutti le venditrici, belle, cogli occhi lampeggianti e la bocca sorridente, chiamavano la gente, si rubavano gli avventori e spesso litigavano fra loro.
Madonna Verona, sul suo piedestallo di marmo, pareva proteggere la folla che formicolava in mezzo a quella massa di erbaggi e di frutta. Ai suoi piedi l'acqua usciva da una quantità di polle disposte a cerchio, in freschi e innumerevoli zampilli, che lambivano una tazza di marmo antico e cadevano in mille spruzzi, formando una corona fresca e viva intorno ai suoi piedi.
Le venditrici facevano a gara nel portare le verdure ed i fiori sotto la pioggia refrigerante; andavano e venivano colle braccia cariche di ceste fiorite, parevano fanciulle che andassero a recare un'offerta votiva a qualche nume tutelare; andavano dai loro banchi alla fontana e dalla fontana ai banchi continuamente. Ai piedi intorno alla statua era come un tappeto fiorito; la pioggia spruzzava su quelle verdure e quei mazzi di fiori variopinti, gocce iridescenti che facevano rivivere le foglie avvizzite, e tutte s'affaccendavano onde trovare un posto per la loro merce ai piedi della fontana protettrice.